Arts and Culture Magazine

Wolfgang e Constanze, una coppia nella storia della musica

11 dicembre 2011 by Lady Lindy
Tutti conoscono il grande Mozart, ma quanta influenza ebbe la sua timida, inconsapevole moglie nella produzione musicale del musicista? Una buona domanda come pretesto per indagare su questa interessante figura femminile, adombrata dalla fama del marito.

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Il piccolo Wolfgang Amadeus Mozart, a cinque anni, stava tenendo un concerto alla corte austriaca di Maria Teresa. In quell’occasione conobbe una bimba di un anno più grande, tanto graziosa e carina che la volle chiedere immediatamente in sposa. Quella damina non era altri che Maria Antonietta. Come sappiamo, il destino ebbe altri progetti per i due: la storia di Toinette è arcinota, ma Mozart? Come fu il suo matrimonio? E perché è tanto importante concentrarsi sulla figura della moglie?

Innanzitutto, facciamo la conoscenza dei Weber. Constanze non era per niente la prediletta fra le sue sorelle, anzi, d’aspetto era quasi la più insignificante. Infatti, quando la famiglia Mozart e la famiglia Weber si conobbero a Mannheim, le mire del giovane musicista erano tutte per la sorella maggiore Aloysia, vivace e spigliata, soprano che sapeva cosa voleva dalla vita (e come ottenerlo). Con grande furbizia, Aloysia finì con lo sposare un impresario teatrale del “giro che conta” (avrebbe mai potuto una come lei, tanto ambiziosa, legarsi ad uno squattrinato musicista ventenne dal dubbio avvenire?). Riuscì comunque a sfruttare l’ammirazione di Mozart, deluso dal rifiuto eppure disposto a dimenticarlo, e ottenne molti ruoli nelle sue opere.

Mozart non era tipo da rimuginare troppo sul passato, o da farsi grandi problemi per il futuro. Per lui contava solo il presente: viverlo, goderne, fare tutto ciò che è possibile nel poco tempo a nostra disposizione. Ricordiamoci sempre che questo ragazzo, fra una Messa e un Dramma Giocoso, era quello che scriveva alla cara cugina “Mademoiselle ma très chère Cousine penserà forse che io sia morto? Che sia crepato? Che abbia tirato le cuoia? Ma no! Non lo pensi, la prego. Perché pensare e cacare sono due cose diverse!… Va sempre al cesso regolarmente?…” (28 febbraio 1778), oppure “Fa’ in modo di esserci prima di Capodanno, e allora ti contemplerò nell’avanti e nel didietro – ti porterò in giro ovunque e, se necessario, ti farò un clistere” (23 dicembre 1778). [Da “Lettere” di Wolfgang Amadeus Mozart, a cura di E.Ranucci ed introduzione di E.S. Guanda. Queste sono le lettere meno scurrili in circolazione, NdA]. E quindi, se Aloysia non lo voleva, non era tanto un dramma logorante: c’era pur sempre la sorella piccola.

Quella sorella un po’ timida, defilata, con due occhioni neri tanto profondi, né bella né brutta, la dolce “Stanzi”. Lei sì, che subiva il fascino dell’artista; lei sì che amava veramente il suo “Wolfi”, e non per interesse. Anche lui le voleva un bene dell’anima, perché lei era umile, modesta, ingenua, senza la minima malizia, non gli avrebbe creato problemi per la mancanza di denaro – non aveva bisogno di cameriere e dame di compagnia, era abituata ad arrangiarsi. Purtroppo però, i progetti dei due erano continuamente intralciati: prima dal padre di Wolfgang, Leopold, che con la sua severità e dura intransigenza terrorizzava il figlio (secondo il film Amadeus di Milos Forman, fu lui ad ispirare la figura del Commendatore nell’opera Don Giovanni, una sublime auto-accusa davanti al mondo, in cui il defunto Leopold continua a turbare psicologicamente il figlio addirittura dall’Oltretomba); poi, dalla tremenda madre di Constanze,  Maria Cäcilia, una megera antipatica che si era ricordata di avere una figlia minore solo per questioni economiche e di “decoro familiare”. Sarà lei a dare l’idea al compositore per il personaggio della Regina della Notte, l’antagonista ne Il Flauto Magico.

Ma l’influenza di Constanze, in positivo e in negativo, non si limitò solo alla vita di Mozart: l’aspetto più interessante riguarda infatti l’aspetto musicale. Pochi sanno che Stanzi, cresciuta in una famiglia e in un ambiente di musicisti, era lei stessa soprano. Nei primi tempi del matrimonio, avvenuto il 4 Agosto 1782, il suo gusto musicale era fortemente barocco. Wolfgang rimase colpito da quelle sonorità, e si adattò alla moglie, componendo pezzi dal sapore rétro (in questo caso si può dire che l’innovazione stia nella tradizione). In particolare,  la Große Messe in c-Moll (Messa in Do minore K427), composta come preghiera per la guarigione proprio di Stanzi e da lei interpretata nella parte di assolo, rappresenta l’apice di questo periodo influenzato dal secolo precedente. L’opera, seppur incompiuta, è un capolavoro: il modo in cui viene resa la drammaticità è in parte nuovo, in parte ripreso dalle radici consolidate delle Messe sacre; Mozart affrontò con grande intelligenza movimenti (dal Kyrie al Benedictus passando per il Gloria) già interpretati da tantissimi altri compositori prima di allora. L’organico orchestrale di fiati, archi e organo si sposa perfettamente con il coro d’impostazione arcaica e l’assolo per soprano. Per la prima volta in tutta la sua vita, Wolfgang non lasciò che la sua genialità venisse limitata dalle imposizioni dell’arcivescovo Colloredo. Possiamo quindi rispondere alla domanda posta all’inizio del nostro “viaggio musicale”: Constanze spronò il marito, sia direttamente sia indirettamente, ad osare, a infilare nel pentagramma qualsiasi nota, frase e idea gli balenasse in mente, senza curarsi delle convenzioni, con i celestiali risultati che sappiamo. E scusate se è poco.

Non va però dimenticato che questa donna era buona, ma un tantino sprovveduta. Avrebbe avuto bisogno di un marito pragmatico, concreto e organizzato. Wolfgang era totalmente l’opposto: lui era un benedetto genio, è vero, ma viveva “sulle nuvole”, e doveva proprio dare l’impressione di campare a forza di aria fritta. Forse è per questo che nella coppia, nonostante il reciproco affetto, non ci fu  quell’intesa armoniosa, perfetta, incorruttibile tipica della musica mozartiana: lei non si rese mai conto del mondo che suo marito aveva in testa, più divino che umano, lui non la considerò mai importante come la sua arte. Eppure, qualcosa nell’opera di Mozart ci dice che doveva andare così, e non poteva essere altrimenti.

Qui sotto potete ascoltare la Messa in Do Minore.

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di Lady Lindy

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Posted in: Monografie Artisti |

3 Commenti a “Wolfgang e Constanze, una coppia nella storia della musica”

  1. hetschaap scrive:

    E così, alla fine, hai scelto Stanzi. Beh, il risultato è pregevole, senza ombra di dubbio. Bella ricostruzione, complimenti.

  2. […] farmi perdonare, se non l’avete già letto, ecco qui il mio articolo su Constanze Weber per Clammmag (prima parte della mia personalissima trilogia, ché a me Agota Kristof fa un baffo, […]

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