Arts and Culture Magazine

Una famiglia che non smette di stupire: i Brontë

22 novembre 2011 by Lady Lindy
Alcuni fra i capolavori più famosi della letteratura mondiale sono nati dalle menti di un’unica famiglia. Prendendo spunto dall’attualità, viaggiamo nella vita privata delle sorelle Brontë, fra la brughiera dello Yorkshire e l’isolamento del genio letterario.

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L’8 novembre è stato ritrovato un manoscritto inedito molto speciale, del valore di circa 350mila euro. Sarà battuto all’asta il 15 dicembre a Londra. E dire che l’aspetto è assai insignificante: un libricino di 36 millimetri per 61, grande come un bancomat, di 19 pagine. Data: agosto 1830. Titolo: Young Men’s Magazine, Number 2. Cosa rende degno di nota questo piccolo gioiellino? Semplice: l’autrice è una giovanissima Charlotte Brontë, che scriveva già dalla più tenera età e a 14 anni “dirige” il giornalino di famiglia, con la collaborazione delle sorelle e dell’unico fratello maschio.

Il loro è un mondo chiuso, riservato ai pochi eletti della famiglia, che si limita ai confini ben definiti di Thornton nell’amatissima e brulla Yorkshire. Non c’è molto da fare, in quella casa da pastore protestante qual è il padre Patrick. Le condizioni di vita nel villaggio sono pressoché medievali, nonostante la modernizzazione delle città più grandi come Londra; le tre sorelle Brontë, con la supervisione del frtaello maggiore Branwell, cercano allora di sopravvivere alla desolazione creando una realtà parallela, su misura per loro. Una fervida immaginazione, un talento innato, il supporto del padre che le vuole sempre istruite e preparate lasciando loro leggere dalla biblioteca di casa: ecco gli ingredienti magici che permisero ad un’anonima e nemmeno troppo benestante famiglia dell’Inghilterra vittoriana di regalare al mondo alcune delle opere letterarie più importanti.

Charlotte, la maggiore, è la ragazza “tosta”. Non si lascia scoraggiare di fronte a nulla: è sua infatti l’idea di firmare con un nome maschile (Curier Bell) il capolavoro Jane Eyre, idea poi ripresa dalle sorelle, nonostante i consigli degli amici critici di non pubblicare affatto. In lei convivono elementi di grande modernità, come una sorta di femminismo ante litteram che traspare nelle opere  e scandalizza il pubblico ottocentesco, e caratteri molto tradizionalisti per quanto riguarda la rigida morale sia religiosa che politica. In questo senso possiamo definirla una conservatrice, che si riconosceva nello schieramento dei Tories e credeva nella tolleranza e nell’uguaglianza, con spunti di pensiero davvero rivoluzionari per l’epoca ( “Il conformismo non è moralità. L’ipocrisia non è religione. Criticare la prima non è attaccare la seconda”), sempre venati di un certo rigore e un velo di malinconia. Charlotte non è una che sa stare al suo posto, ma sente di avere l’anima inquieta perché vuole di più. Vuole vivere, conoscere continuamente, essere trattata da persona colta e intelligente quale è, allargare i suoi confini (“L’irrequietezza era nella mia natura, mi agitava fino a provocarmi dolore, a volte”): per questo motivo fa spesso sfoggio della sua bravura col francese nei suoi romanzi, per avere almeno un piccolo punto d’orgoglio agli occhi del mondo, lei, piccola, insignificante, senza splendori particolari come l’alter-ego Jane Eyre.

Al contrario, la sorella Emily non vuole saperne del mondo reale: preferisce vivere esclusivamente nella sua testa, nelle sue fantasticherie, valvola di sfogo per un’esistenza difficile e costrittiva. Una vita lunga (corta) 30 anni, un solo romanzo pubblicato, eppure in quest’unico libro c’è tutta la prova di una mente geniale, con mille spirali di storie e arabeschi. Non esce quasi mai di casa, l’unico viaggio a Bruxelles che tanto entusiasma la più vivace Charlotte è un vero incubo, a Emily del francese non può importare di meno, e fra l’altro non si è ancora innamorata del suo insegnante  Constantin Héger come invece è successo alla sorella maggiore. In compenso, la scrittrice di Cime Tempestose è ossessionata dal tema dell’incesto, che farà capolino dalle righe dell’unico romanzo, forse perché nella sua vita non ha mai conosciuto uomini che non fossero il padre o il fratello.

Anne, la più piccola delle tre, è spesso messa in ombra da quei giganti letterari che sono le sue sorelle: in realtà, in lei c’è la vera anima della famiglia, e uno stile di scrittura ironico e realista che trae le sue radici da Jane Austen, abbandona il romanticismo di Charlotte ed Emily e quasi precorre il romanzo novecentesco. Mica poco per una ragazza giovanissima, che in 29 anni di vita compie più esperienze del padre stesso. Quel padre che vedrà morire, una dopo l’altra, tutte le sue figlie e, prima di loro, il maschio… Branwell, dall’animo tormentato e pazzo tipico del genio, che si rovinò con droghe e gioco d’azzardo arrivando a cancellare il suo volto dal ritratto di famiglia.

E’ straordinario che da un piccolo parentado siano nati tanti fenomeni della scrittura, e un loro mondo coordinato che non può che affascinare: un padre vedovo, con i suoi figli, si sostengono a vicenda e si abbracciano forte ad ogni difficoltà, ad ogni estraneo appena entrato in casa, come per vincere quella loro paura dell’ignoto e della solitudine forzata.

di Lady Lindy

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11 Commenti a “Una famiglia che non smette di stupire: i Brontë”

  1. hetschaap scrive:

    Davvero un’interessante ricostruzione del mondo chiuso eppure immaginifico delle tre dotatissime sorelle. Complimenti, come sempre.

  2. fed scrive:

    a te invece va il grande merito di presentare le tre scrittrici come persone, come esseri umani che ti fanno venir voglia di leggere (o ri leggere) le loro opere riconsiderandole in base a chi era e cosa pensava chi le ha scritte; mi è sempre piaciuto questo apporccio alla letteratura :)

    • LadyLindy scrive:

      @silvana ommammamia arrossisco veramente :)

      @fed anche a me piace guardare i cosiddetti “mostri sacri”, che siano in qualsiasi campo artistico, anche dal punto di vista più umano e più vicino a noi comuni mortali. Se ne scoprono delle belle e magari qualcuna finisce nei miei articoli.

    • fed scrive:

      e soprattutto risultano meno antipatici e stereotipati: erano persone con i problemi di tutti i giorni questo li rende più umani e scatena l’empatia :)

  3. cescocesto scrive:

    ho avuto la fortuna di visitare, anni fa, Casa Brontë. ora quelle stanze nei miei ricordi non sono più vuote ma popolate da tre donne reali.

  4. rasoiata scrive:

    Davvero un grande articolo.
    I miei complimenti.

    Mi sa’ tanto che il tuo futuro sara’ legato a doppia mandata con l’arte dello scrivere, che non e’ cosa per tutti.

    Brava.

    Ciao
    Zac

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