Arts and Culture Magazine

Star Wars, poema epico tra passato e futuro

22 aprile 2012 by Giacomo Teti
La seconda trilogia di Star Wars come metafora di un cammino di crescita spirituale, anche alla luce dei suoi debiti e legami con l’epica classica. Contributi esegetici di un appassionato a un’opera spesso sottovalutata e criticata a torto.

______________________________

Locandina del primo episodio

Rispetto alla gloriosa e indimenticabile trilogia originale, unanimemente riconosciuta, al di là dei gusti personali, come un caposaldo della storia del cinema, la seconda è stata raramente apprezzata per quel che realmente vale, fatta segno agli strali di una critica miope e corriva; una critica incapace di spingere lo sguardo al di là della rutilante cortina dei fantasmagorici effetti speciali e delle rocambolesche scene d’azione e di perscrutare gli autentici significati di cui si sostanzia il cuore vivo e pulsante di quest’opera, che per certi aspetti credo possa dirsi anche superiore alla prima prova di Lucas. Il più delle volte in effetti, anche da parte dei fan di Star Wars, la produzione di un secondo trittico di film è stata sentita come superflua, un’operazione meramente commerciale giocata sulla spettacolarità a buon mercato, a tutto discapito dello spessore. Non ho, naturalmente, la pretesa di far cambiare idea a nessuno; ché anzi, personalmente non ritengo si possano semplicemente mutare le proprie convinzioni da un momento all’altro, solo per aver ascoltato un’argomentazione efficace. Quel che invece credo è che sia possibile, aprendosi alla considerazione di altre possibili visioni dello stesso soggetto, ravvisarvi inopinate consonanze col proprio gusto o con le proprie opinioni, e rivedere quindi il proprio atteggiamento verso di esso; possiamo scoprire, insomma, che quel che credevamo non ci piacesse (o non ci persuadesse del tutto) può invece andarci a genio e attirarci, sol che ci si mostri sotto una luce nuova, che si lasci guardare in un modo in cui non avevamo mai pensato di guardarlo. Il mio intendimento è quindi offrire, all’appassionato deluso come all’indifferente o al detrattore di questa saga, una diversa prospettiva d’osservazione, per vederla con occhi diversi e provare magari a farci la pace. Argomento di questo articolo saranno la crescita e le peripezie di Anakin Skywalker (su cui la storia si incentra), che cercheremo di interpretare come allegoria di un cammino di ascensione spirituale. Del sottotesto etico-politico della trama, e delle evidenti analogie con le vicende della storia romana, parlerò – lo prometto fin d’ora – la prossima volta.

Anzitutto dobbiamo chiarire che, pur appartenendo di diritto alla fantascienza, quella di cui ci apprestiamo a trattare è un’opera di fantasy. Il fantasy infatti, più e prima che come vero e proprio genere, è definibile come patrimonio mitico tradizionale, come il repertorio fondamentale di immagini che popolano la fantasia umana: una sorta di ecumenico reame dei sogni. Quando scriviamo (o giriamo su pellicola) una storia di fantasia, ci avventuriamo in questo mondo onirico, e per riuscire appieno nel nostro intento dobbiamo saper coniugare la nostra imagination (la facoltà fittiva, il nostro potere di creare immagini) con la capacità di valerci del fantasy, l’immaginario preformato tramandatoci dai nostri proavi, in cui è racchiuso uno straordinario potere di significazione. Per questo le narrazioni fantastiche ci sembrano spesso strettamente imparentate fra loro e con le mitologie del passato, in un continuo gioco di rispecchiamenti: non è mancanza di originalità, ma universalità di temi e motivi, dovuta alla natura archetipica di questi ultimi. E l’uso di contenuti e stilemi ben collaudati crea una rete di riferimenti che, se ben ordita, conferisce all’intreccio una profondità e una molteplicità di livelli straordinarie.

Ed ecco che arriviamo al punto. In un articolo che lessi su un giornale alla vigilia dell’uscita nelle sale dell’ultimo capitolo della saga, La vendetta dei Sith (anzi, che misi nel mio archivio e lessi subito dopo aver visto il film, per non guastarmi la sorpresa), si rilevava, giustamente, l’affinità fra Anakin e l’eroe omerico Achille, accomunati dalla loro natura semidivina. Quel che mi sento di aggiungere, in prima battuta, è che il piè veloce non è l’unico semidio dell’antichità classica che si possa ravvicinare al protagonista di Star Wars: molto importante è anche, a mio avviso, il debito del personaggio, per il modo in cui è tratteggiato, verso la figura di Eracle.

Ma qualcuno forse si starà chiedendo in che senso si possa riferire ad Anakin l’espressione “natura semidivina”. È molto semplice, rispondo io: Anakin è il figlio della Forza, quell’energia vitale che nell’universo di Star Wars è l’incarnazione della divinità, vera luce delle galassie, principio ordinatore e permotore del cosmo. È quel che udiamo dalle labbra della madre Shmi, per lo sgomento nostro e dei personaggi in scena: suo figlio non ha un padre umano. Come si capirà poco dopo, la ragione è, per l’appunto, che egli è stato concepito dalla Forza stessa. La prima conseguenza di questo fatto è eclatante: Anakin è nato da una vergine. Non si gridi alla bestemmia, in fin dei conti il cristianesimo non ha inventato niente in termini di simbologia, e quello che è qui ripreso è un mitologema molto antico, ben più del più giovane fra i monoteismi, che trova espressione nel paradigma mitico di Eracle, l’eroe nato da Zeus e da una donna mortale, mandato sulla terra dal signore dell’universo con la missione di liberarla, attraverso le dodici fatiche, dai mostri: mostri terrigeni, teratomorfi, figure delle forze del caos, la cui eliminazione significa il riscatto del mondo terreno e il suo riaccoglimento nel grembo dell’ordine divino. La stessa missione si può dire sia stata assegnata dal Fato all’eroe di Star Wars: il saggio Qui-Gon Jinn riconosce infatti in lui il predestinato, colui che, secondo un’antica profezia, dovrà riportare equilibrio in seno alla Forza. Il bambino dotato e altruista incontrato per caso dal maestro jedi sul pianeta Tatooine si scopre così nato a un’impresa di portata cosmica: redimere e salvare l’universo dal caos, attraverso la sofferenza e il sacrificio.

Ma prima di esaminare partitamente fasi e tappe del cammino di Anakin sulla via tracciata per lui dal Destino, dobbiamo fare un’altra considerazione sulla parentela fra lui e Achille, richiamata poco sopra, notando come questa si rifletta anche sulla psicologia del personaggio. Crescendo, il nostro eroe diventa sempre più simile nel temperamento al re dei Mirmidoni: focoso, iroso, irruente, sempre desideroso di provare il proprio valore, incapace di piegarsi a regole e limiti. Il Pelide, infatti, non si rassegna mai alla sua finitudine, bramoso di ricongiungersi al mondo divino che gli ha dato i natali e da cui si sente estromesso. Ciò risulta ancora più chiaro se si considera che Achille sarebbe dovuto nascere dallo stesso Zeus, giacché questi si era invaghito, come altri dèi, della sua futura madre Teti, e per di più, in forza del vaticinio che aveva promesso per il figlio della nereide un potere superiore a quello del padre, sarebbe stato destinato a spodestarlo e a succedergli sul trono dell’universo; fu per questo che alla fine Zeus e Poseidone si risolsero, prudentemente, a maritare la bella Teti a un mortale. Sicché Achille ci appare come un dio mancato, un dio in potenza proditoriamente espropriato della propria divinità, alla quale perciò tende costantemente, con tutte le forze. Come lui, anche Anakin è diviso fra il mondo divino da cui è disceso e quello terreno in cui è confinato, e che non potrà mai bastargli. Non sono sufficienti per lui le vittorie e la gloria, né il potere, pur eccezionale, di cui dispone: poiché egli anela all’infinito, aspira a stendere la sua rete su tutto il cosmo, a imporre alla galassia la legge del suo cuore. È così che, durante una tranquilla conversazione, si trova a contemplare la possibilità di instaurare un regime dittatoriale per porre un freno alla corruzione, pur se il suo senso morale aborre da questa prospettiva (altro motivo di conflitto interiore: e nubi si addensano sulla sua fronte); è così che arriva a desiderare di dominare la morte per impedire il trapasso delle persone che ama. Perché odioso è il dover sottostare alle leggi della natura, per chi sa di essere un dio.

Ma se è la finale accettazione del fato a fare la grandezza tragica di Achille, Anakin non è certo da meno. Anche lui adempirà alfine il suo triste ma glorioso destino, e ritroverà per questa via la sua divinità. In questo anzi ci sembra di cogliere addirittura una superiorità di Skywalker rispetto al figlio di Peleo, perché l’epilogo eroico e drammatico arriva per lui come coronamento di un percorso di presa di coscienza, di un risveglio interiore che passa per la negazione dell’io. Achille venera troppo il suo io per poterlo davvero conoscere, non abdica mai al suo ruolo, non rinuncia alla sua identità: anche quando, cedendo alle preghiere della madre, fugge e si traveste da donna per sfuggire all’arruolamento, basteranno alcune armi esposte su una bancherella e le prime note di un ritmo marziale modulato da un trombettiere per far risorgere in lui l’ardore guerriero. Lo stesso non si può dire per Anakin, costretto a perdere se stesso e la propria umanità, nonché buona parte del suo corpo, nel momento in cui, al compimento della spaventevole metamorfosi nel terribile Dart Fener, sul suo volto è imposta la maschera che ne cancellerà l’identità, sostituendola con una posticcia. Ma tutto questo è parte di un cammino iniziatico, perché dalla perdita di sé nasce nuova consapevolezza: per risorgere bisogna cadere, per ritrovarsi è necessario perdersi, e solo chi ha fatto esperienza del Male può aspirare al Bene. Dopo aver toccato il fondo dell’abisso, infine Anakin trova, grazie al rinato amore del figlio Luke, la forza di risollevarsi e di ribellarsi al giogo del malvagio Imperatore, oppressore dei popoli liberi della galassia e alfiere del Lato Oscuro della Forza, che ucciderà, nello scontro decisivo, scaraventandolo in un condotto verticale di un’altezza vertiginosa.

Così si conclude la parabola del predestinato. Colpito a morte dalle saette dell’Imperatore, Anakin, finalmente in pace, spira a sua volta, e le sue spoglie mortali, portate in salvo dall’esplosione che distrugge la Morte Nera, roccaforte delle forze imperiali, ardono poco più tardi sulla pira accatastata da Luke, insieme con la ferale maschera nera; il fuoco purificatore consuma gli emblemi e i carcami incancreniti del Male, e sublima l’essenza del salvatore facendolo ritornare alla Forza. E il rogo rituale, rinnovando la memoria di quello di Ettore nel libro ventiquattresimo dell’Iliade, appone un degno suggello a una delle più grandi epopee dei nostri tempi.

di Giacomo Teti

7

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Posted in: Cinema e Teatro, Percorsi Cinematografici, Personaggi del cinema |

4 Commenti a “Star Wars, poema epico tra passato e futuro”

  1. Alessio Costarelli scrive:

    Da appassionato ad appassionato, devo dire che questa è una delle riletture di una storia più interessanti in cui mi sia mai imbattuto. Mille complimenti per aver mostrato, tra l’altro, come la cultura classica (ed in generale quella antica) non sia morta o fine a sé stessa, ma continui tutt’oggi a permeare la nostra vita. Ché tutti questi tecnologici e globalizzati detrattori dell’antichità comprendano di appartenere, in fondo, a lei stessa!

  2. Ti dirò, mi hai incuriosita a tal punto che mi sono guardata i primi due episodi 😀
    Certo, se qualcuno mi avesse detto prima che c’era Hayden Christensen nei panni di Skywalker, mi sarei appassionata anni fa! 😀
    Scherzi a parte, sicuramente vale la pena di essere visto. Non so se diventerò una fan sfegatata ma sicuramente l’ho guardato con piacere e interesse.
    Ora aspetto di vedere il terzo episodio insieme al tipo che ha commentato sopra di me!

  3. Giacomo Teti scrive:

    Bravi, ragazzi! Godetevi i film, meritano! Essere riuscito a far scoprire a qualcuno questa saga, anche se solo a una persona, è per me una grande soddisfazione. Aspettate a breve il mio prossimo articolo sull’argomento!

  4. […] il primo articolo sul personaggio di Anakin Skywalker (correte a leggerlo!), il secondo episodio della nostra trilogia di post sulla seconda trilogia di film di Star Wars. […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers:

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: