Arts and Culture Magazine

Sacro Terrore

9 ottobre 2012 by Redazione
Cosa accade quando le arti si prestano alla propaganda? Cosa resta del valore di un’opera quando l’autore stesso la piega a fini populistici e, spesso, ingenui? Sacro Terrore di Frank Miller, l’ultimo fumetto di un dotatissimo quanto discusso disegnatore, ci offre l’occasione per una riflessione profondamente immersa nella nostra triste attualità.

Le opere di Frank Miller non sono state tutte accolte con lo stesso entusiasmo nel corso della sua carriera e Sacro Terrore è indiscutibilmente quella che più ha suscitato scalpore, che ha maggiormente spaccato la critica fino a diventare uno degli argomenti più discussi dell’ultimo anno in ambiente fumettistico.

Questi gli eventi principali intorno all’uscita del fumetto. Il 29 settembre 2011 esce negli Stati Uniti Holy Terror, in italiano appunto Sacro Terrore (dal 28 aprile 2012), pubblicato direttamente in volume dalla casa editrice Legendary Comics. Il fumetto inizialmente avrebbe dovuto avere Batman come protagonista, ma la casa editrice del personaggio, la DC Comics, ha ritenuto che la storia si discostasse troppo dalla linea editoriale del fumetto, costringendo così Miller a trovare un altro editore e a rivedere tutto il progetto, problema che l’autore risolse cambiando unicamente l’ambientazione, il nome e le sembianze dei personaggi.

Miller aveva annunciato che si sarebbe trattato di un’ opera di propaganda simile ai fumetti di supereroi che negli anni Quaranta inneggiavano alla lotta al nazismo, ma indirizzato contro Al-Qaeda. Questa provocazione sarebbe bastata di per sé a preparare la tempesta che Miller voleva suscitare, ma l’autore rincarò la dose con critiche serrate anche al movimento Occupy, sostenendo come questo sia un movimento nato più dalla moda del momento che da sincere e profonde convinzioni sociali, incapace alla prova die fatti di vedere il vero problema, cioè il terrorismo islamico: il tutto condito con parole non esattamente dolci, definenti gli attivisti “stupratori”, “ladri”, “feccia putrida”, “imbecilli”, ed invitandoli ad arruolarsi nell’esercito piuttosto che a manifestare. Come se non bastasse, il fumetto è dedicato a Theo Van Gogh, regista tedesco assassinato ad Amsterdam il 2 novembre 2004 da un estremista islamico per aver realizzato il breve film Submission, divulgato il precedente 29 agosto su di una rete TV tedesca e denunciante, a mezzo di un inusuale espediente narrativo, le violenze sulle donne nella cultura musulmana.

A questo punto la lettura del fumetto si fa complessa ed offuscata da tutto ciò che le ruota attorno. Una lettura difficile, poiché l’argomento richiama alla mente l’attentato dell’11 settembre (ferita ancora quantomai aperta negli americani), il terrorismo di matrice islamica (che nonostante la morte di Bin Laden ancora esiste) e la situazione del Medio Oriente, scosso ogni giorno da inaudite violenze e rivolgimenti politici.

L’opera ha una trama scarna, abbozzata, stereotipata, utile a tenere il tutto insieme in modo diretto e senza fronzoli, come richiesto da un puro strumento di propaganda: Fixer, l’eroe, e la Gatta Ladra, la sua aiutante, vengono sorpresi da una serie di attentati notturni in città, e decidono di combattere e sgominare la banda di terroristi prima che portino a compimento il loro piano. Stesso discorso vale almeno in parte per i disegni: veloci, abbozzati, con figure al limite della stilizzazione, a volte piene di segni messi quasi con furia, fino ad essere difficilmente distinguibili, qualcosa di simile a quello che Miller aveva già fatto in Sin City, unico altro fumetto di cui l’autore abbia curato interamente scrittura e disegni. Esiste però una differenza tra la prima e la seconda parte, separate idealmente dalla sequenza che chiameremo “delle vignette bianche”.

Prima di questa scena il disegno è generalmente più ricco e, in buona sostanza, migliore che nella seconda parte del fumetto, dove ha invece un aspetto decisamente affrettato. Anche la gabbia delle vignette sembra essere usata in modo differente da questa scena in poi: prima ciascuna pagina orizzontale (il formato è il medesimo già usato da Miller in 300) è ripartita in due ideali pagine affiancate, divise per lo più in due vignette orizzontali ciascuna, unite talvolta in grandi splash pages; nella seconda parte, invece, l’uso delle vignette è più libero, aperto alla forma della pagina orizzontale. Considerando poi che in una vignetta della prima parte è visibile chiaramente la cancellatura del logo di Batman dal costume di Fixer, è lecito chiedersi se il cambio di editore non sia arrivato proprio nei dintorni della realizzazione della sequenza delle “vignette bianche”. In questa scena le facce stilizzate delle vittime dell’attentato, quasi dei mascheroni a cui Miller ci ha abituati fin dai tempi di Sin City, appaiono di una potenza straordinaria, perché sembrano evocare in ciascuna vignetta, con un unico primo piano, tutto il carattere di ogni vittima. Questi rapidi e forti ritratti, ripetuti per pagine in vignette sempre più piccole, fino ad arrivare ad alcune minuscole e bianche bianche, sembrano volerci far conoscere una per una tutte le vittime dell’attentato e farci provare il dolore della perdita di ciascuna di loro. È questa probabilmente la scena migliore di tutta l‘opera, generalmente più sciolta e scorrevole proprio laddove si discosta maggiormente dalla dinamicità pura del fumetto supereroistico la quale, in altri momenti, è al contrario ricercata dall’autore quasi forzatamente, per meglio inserire la sequenza nel solco della tradizione dei vecchi fumetti della Golden Age.

Tirando le somme, questo Holy Terror è un lavoro pressoché vuoto (per sua stessa ammissione,  poiché il suo obiettivo è la propaganda di una causa patriottica), salvo che per alcuni spunti grafici davvero interessanti, seppur incostanti, probabilmente anche a causa dei diversi problemi editoriali intercorsi. Un fumetto insomma con gravi difetti, ma anche con qualche pregio, che ha momenti di grandezza, è vero, non però sufficienti a salvarlo, a causa di una trama vuota e di personaggi per spessore poco più che marionette.

Tuttavia, ciò di cui veramente si è discusso di questo fumetto non è la sua qualità. Quel che veramente mette a disagio, che colpisce fin dalle affermazioni dell’autore, è il suo messaggio, chiaro e tondo: l’estremismo islamico è il nemico e lo si deve distruggere senza alcuno scrupolo. Questo pone indubbiamente una serie di problemi: per prima cosa, cosa si intende per “estremismo islamico”? Le sole associazioni terroristiche? La cultura estremista? O l’Islam in generale?

A prima vista, sembra che il nemico sia soltanto il terrorismo, non la cultura, poiché uno dei terroristi non è un musulmano, ma un irlandese, assoldato per confezionare un ordigno esplosivo in cambio di denaro. Ma l’ambiguità su chi sia il vero nemico non viene del tutto risolta dal fumetto di Miller, e questo è uno dei principali motivi per i quali l’autore sembra più uno zotico che butta benzina sul fuoco, che una persona in cerca di giustizia. Se nella storia, infatti, non v’è traccia di condanna alla cultura islamica, esistono almeno due particolari che sembrano invece dire il contrario, ed in un caso anche in modo offensivo.

Il fumetto si apre infatti con un versetto del Corano «quando incontri l’infedele, uccidilo» (Sura 47:4). Una frase, certo, che a prima vista non sembra rassicurante trovare in un testo sacro, ma che è anche una delle espressioni sulla cui interpretazione letterale si basa il più diffuso concetto di estremismo islamico, interpretazione cui Miller si accoda senza colpo ferire: curioso però il fatto che proprio questo lo renda, a sua volta, in un certo senso estremista, gettando il dubbio che il bersaglio della propaganda sia la totalità dell’Islam, non una sua singola parte. Il secondo particolare è la scena di tortura di un terrorista, dove il problema non è tanto la crudeltà con cui l’eroe gli estorce le informazioni (un supereroe è, per definizione, almeno in parte violento), ma la gratuità con cui lo insulta o lo schernisce, ad esempio sostenendo che i musulmani di solito si chiamano tutti Mohammed.

Questo per quanto riguarda i rapporti con l’Islam. C’è però un altro tema, all’apparenza risolto ed invece ambiguamente sospeso, molto caro a Miller: la giustificazione della violenza in nome di una causa superiore.

Il tema era già stato magistralmente svolto da Miller ne Il ritorno del cavaliere oscuro, ciclo di storie di Batman nel quale gli ospiti di salotti televisivi dibattono ossessivamente sulla legittimità o meno degli atti di forza dell’eroe mascherato.1 In quell’opera, le ragioni delle parti in contrasto con simili metodi sono spazzate via in nome di una minaccia tanto grande – Joker – da giustificare per forza, ma non senza riflessione, la violenza di Batman. Similmente, in Sacro Terrore i terroristi sono visti come il male assoluto, situazione che, di per sé, giustificherebbe quasi ogni tipo di violenza. Il problema in merito a questi atti di forza sembra a prima vista risolto così; ma un dubbio ancora aleggia…

La figura più terribile, infatti, è quella di David, agente del Mossad, alleato di Fixer, tanto estremo nella sua lotta al terrorismo (o all’Islam?) da essersi tatuato la bandiera israeliana in faccia. Quando Fixer afferma che è da tutta la vita che si allena per una notte come quella che stanno vivendo, la Gatta Ladra gli chiede se questo non accada piuttosto da quando ha conosciuto David, insinuando quindi il dubbio che egli sia stato suggestionato dall’aberrante figura dell’agente segreto. David si richiama infatti direttamente ad un altro personaggio milleriano, Nuke, presente nel ciclo Rinascita di Devil. Nuke è un combattente speciale creato dall’esercito statunitense, pressoché incontrollabile e dipendente dagli psicofarmaci: questo avversario di Devil, come David, ha tatuata la bandiera del suo Paese (gli Stati Uniti) in faccia. Questi personaggi, tra loro così simili, incarnano la mostruosità che il patriottismo estremo ed il radicalismo possono creare, una mostruosità di cui l’autore ha qui piena coscienza, ma che è disposto ad accettare per sconfiggere il nemico.

Quella di Miller non è dunque una presa di posizione neutrale, né tantomeno priva di riflessione, affermando che quasi ogni violenza è giustificata se in nome di una causa superiore, ossia – nel caso specifico – la lotta al terrorismo islamico, anche qualora questa possa creare mostri terrificanti quasi quanto quelli che si desidera combattere.

Assolutamente discutibile, questo ragionamento è dunque alla base di Sacro Terrore, opera non di alto livello, ma che costringe il lettore, nel bene e nel male, a riflettere ed a confrontarsi con il senso ed il significato di ogni tipo di estremismo, a qualunque schieramento appartenga. Altrettanto deprecabile, ma ben più pericolosa in termini concreti, rimane invece la sua presa di posizione nel confronto Islam/Occidente: egli traccia una linea di demarcazione netta tra ciò che è buono e ciò che è da combattere, contrapponendo senza punti di contatto o scambio i due blocchi avversari; una scelta la sua – come si è detto – estremista, che porta inevitabilmente ad un inasprimento dello scontro. Alla fin dei conti, però, il vero dubbio che rimane al lettore affezionato di Miller è se e quanto l’autore si renda conto delle conseguenze che un’opera del genere può suscitare, viste le ultime reazioni all’ormai noto film volgarmente satirico ed offensivo su Maometto.

di Massimo Mantovani

1 Pur non avendone la certezza, sono portato a supporre che Holy Terror sarebbe dovuto essere il titolo, poi cambiato da Miller, per Il ritorno del cavaliere oscuro. Infatti, nei contenuti speciali dell’edizione italiana in volume della Planeta DeAgostini, si può leggere “Terrore Santo” come titolo cancellato della sceneggiatura originale. La traduzione, tuttavia, non consente una piena riprova dell’ipotesi.

Bibliografia informatica

http://www.comicsblog.it/post/12211/holy-terror-frank-miller-criticato-duramente
http://www.lospaziobianco.it/41068-settemila-battute-holy-terror-frank-miller

http://www.comicsalliance.com/2011/09/26/frank-millers-holy-terror-review/

http://prontoallaresa.blogspot.it/2011/12/holy-medda.html
http://www.michelemedda.com/index.php?option=com_content&view=article&id=129:holy-frank&catid=16&Itemid=118

http://frankmillerink.com/
http://frankmillerink.com/2011/9/propaganda
http://frankmillerink.com/2011/11/anarchy
http://frankmillerink.com/2010/10/krypto-fascist

http://it.wikipedia.org/wiki/Theo_van_Gogh_%28regista%29
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/11_Novembre/02/vangogh.shtml

http://fumettologicamente.wordpress.com/2011/09/29/frank-miller-returns-al-razzismo/
http://fumettologicamente.wordpress.com/2011/11/22/ed-e-occupy-fumetto/
http://fumettologicamente.wordpress.com/2011/12/05/il-fumetto-e-di-centro-destra-o-alan-moore-su-frank-miller/

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Posted in: Fumetti, Letteratura |

9 Commenti a “Sacro Terrore”

  1. […] abbiamo amato questo articolo, e voi? Venite a darci la vostra opinione su […]

  2. alessiocostarelli scrive:

    Forse, ogni parola di disappunto e di disapprovazione per la leggerezza con cui, al giorno d’oggi, certe posizione radicali vengono espresse è talmente necessaria da risultare banale. Forse è meglio non parlare. Forse, l’unica cosa da fare è inviare una lettera a chi la pensa come Miller, ma anche agli estremisti di tutto il mondo e di ogni confessione, per ricordar loro queste parole di Mohandas Karamchand Gandhi, parole di pace e comprensione qui rivolte ai musulmani, ma che tutti, anche i musulmani, potrebbero e dovrebbero fare proprie: “Devo impegnarmi a comprendere la spiritualità dei musulmani, devo avvicinarmi di più ai loro lati migliori; solo così potrò gradualmente rendere giustizia a loro ed al loro operato. Io mi propongo di diventare io stesso il migliore raccordo tra le due comunità; la mia aspirazione è quella di unificarle, se necessario, con il mio sangue. Ma prima devo dimostrare ai musulmani che li amo come gli indù: la mia religione mi obbliga a far questo. Dio mi aiuti a compiere questa missione. Fra le altre cose, lo scopo del mio digiuno è questo: maturare in me questo amore equilibrato e disinteressato” (Gandhi, Young India, 25.9.1924)

  3. Silvana scrive:

    una causa superiore può giustificare ogni violenza, ma ancor peggio, come è successo dopo l’11 settembre, è quando una causa superiore giustifica una sospensione di diritti civili elementari (o parte di essi) perchè la violenza, presto o tardi, disgusta; alla sospensione di diritti ci si abitua.

    • alessiocostarelli scrive:

      … almeno fino a quando il confronto con l’esterno, con l’altro non ti spinge, quasi ti costringe ad aprire gli occhi. Ecco la necessità di essere comprensivi con gli altri. Ecco forse l’unico vero vantaggio della globalizzazione!

  4. Giacomo Teti scrive:

    Ottimo articolo, mi è piaciuto! Permettetemi di dire la mia su alcuni punti.
    Il motivo topico de “il fine giustifica i mezzi” è molto delicato; in linea teorica, facendo astrazione dalle sue conseguenze, non lo si può definire sbagliato. La vita non è una competizione sportiva, quello che conta è il risultato, e di fronte a fini più alti la correttezza e il rispetto a volte devono cedere il passo: se la posta in gioco è la salvezza di molte vite, o di una nazione, o del mondo intero, non ci si può permettere il lusso di avere troppi scrupoli. Il vero problema è che purtroppo un “bene superiore” univocamente determinabile non è che una pia illusione; gli universali platonici forse esistono nell’Iperuranio, ma qui sulla Terra nessuno può arrogarsi il diritto di decidere cosa è giusto e cosa sbagliato. Troppo spesso ci si scontra con la miopia e la cocciutaggine di chi crede che la ragione stia sempre da una sola parte, di chi teme e condanna senza riserve ciò che è diverso o difficile da comprendere, di chi è talmente insicuro da aver bisogno di definire la propria identità per antitesi, creando un “nemico” a cui contrapporsi, e in generale di chi ha bandito dal suo orizzonte la comprensione, il confronto, la mediazione, la sintesi, tutto ciò insomma che costituisce l’unica via per la convivenza civile, oltreché per la verità. Questa sorda chiusura è la moneta corrente anche nella politica dei nostri giorni, caratterizzata da un odio settario e viscerale per la parte avversa sempre più simile a una rivalità fra tifoserie (mi viene da pensare agli scontri tra le fazioni del circo presso i Longobardi). E le toccanti parole della Grande Anima, il Mahatma Gandhi (che dichiarava di essere musulmano e indù, ebreo e cristiano) non bastarono a impedire che il Pakistan, la regione a maggioranza musulmana, si distaccasse dall’India.
    Tutto questo, però, mi induce a riflettere. Non potrebbe darsi che il fumettista proprio questo abbia voluto dirci, che il mondo va così? L’artista, all’atto della creazione, è posto sempre di fronte a un’alternativa, tra la rappresentazione della realtà così com’è e quella della realtà come dovrebbe essere. Questa volta forse il nostro artista ha preso il primo partito. Miller scrive le storie di Batman e Devil, due eroi non esattamente luminosi, con molte ombre sulla coscienza, che si scontrano con la cruda realtà della vita nei bassifondi, lontana dalle idealità su cui si pontifica. Quello che dicono i suoi personaggi, perdonatemi la frase un po’ trita, non necessariamente rispecchia il pensiero dell’autore, bensì forse è quello che lui pensava che una persona reale in quella situazione avrebbe detto (e anche l’eroe è una persona reale, nelle sue storie). Che i musulmani si chiamino tutti Mohamed, per esempio, probabilmente è un luogo comune che circola in certi ambienti, riportato qui per rendere più efficace la mimesi di una realtà che si vuole far conoscere al pubblico.
    Non ho letto Holy Terror, e non posso affermare niente con certezza; conosco Miller soprattutto come autore di Devil, e so che le sue storie di supereroi sono diverse dalle altre, non sono l’ipostatizzazione di un sogno, ma l’impietosa raffigurazione di una realtà tormentata e contraddittoria, su cui si insinuano non pochi dubbi. È per questo che, fra gli eroi in costume, preferisce quelli con pochi poteri o addirittura privi di capacità sovrumane.
    Forse Miller ci ha voluto sbattere la verità davanti agli occhi in modo un po’ brutale per darci una scossa. Forse il mondo del suo fumetto non è quello che desideriamo, ma quello che dobbiamo impegnarci per cambiare.

    • Massimo Mantovani scrive:

      E’ interessante quello che dici, ma non credo che sia il caso di “Sacro terrore”. Prima di tutto bisogna considerare ciò che ha detto Miller su questo fumetto, e anche le altre sue affermazioni. Inoltre il fumetto non dà affatto l’impressione di voler essere una critica o una sorta di “reportage” supereroistico della situazione odierna. Il discorso sul nome Mohamed, ad esempio, è più da ricollegare ai nomignoli tipo “mangiacrauti” con cui venivano chiamati i tedeschi nei fumetti di propaganda anti-nazista; il problema è che qui la situazione è diversa: si tratta di religione, di cultura a cui si appartiene per nascita, non di un’ideologia politica a cui si aderisce. Miller ha dato prova, a mio avviso, di piccolezza mentale.

  5. Giacomo Teti scrive:

    Certo, sono d’accordo. Non volevo affatto dire che sia giusto scagliarsi corrivamente contro culture e religioni diverse dalle proprie, solo perché non le si capisce; anzi, come ho detto, lo trovo un atteggiamento sbagliato anche nei confronti di “semplici” correnti politiche. Ho solo voluto mettere in luce una possibilità d’interpretazione, ricordando che non sempre l’angustia mentale dei personaggi è quella dell’autore, ma può essere al contrario il bersaglio della sua critica. D’altro canto non sono io che posso saperlo, non avendo ancora avuto occasione di leggere il fumetto. Se hai ragione tu, vuol dire che un autore, di cui in passato ho apprezzato il talento, è caduto molto in basso. E questo mi dispiace.

    • Massimo Mantovani scrive:

      Non voglio dire di avere ragione in assoluto, è solo la mia opinione. La tua è un’interpretazione che spesso si può applicare a rappresentazioni artistiche, ma qui ci troviamo di fronte ad un autore che afferma in prima persona di fare propaganda. La speranza comunque c’è, perché Miller ha in preparazione un nuovo fumetto, “Serse” (forse “Xerxes” in inglese), collegato a “300”. Incrociamo le dita.

  6. Damiano Ansaloni scrive:

    Premetto: non sono musulmano e non condivido numerosi aspetti della loro cultura (anche se penso che molti di “loro” abbiano motivi più che validi per avercela con “noi”).
    Ho letto ieri “Sacro Terrore”.
    Miller…
    Questo fumetto fa pena.
    Non stilisticamente (d’impatto, anche se ormai un marchio di fabbrica prevedibile), ma dal punto di vista della morale.
    Ma chi vuoi prendere in giro?
    Gli USA sono il più grosso esportatore d’armi al mondo e le armi vanno vendute e chi le compra di solito non lo fa per collezionismo…
    E mi venite a parlare di pace?
    Spiegami, davvero, che interessi di pace nel mondo può avere un paese che vende più armi di tutti gli altri?
    E quanti musulmani avete ammazzato, con le vostre armi e le vostre politiche?
    Ma dai…
    Il messaggio di questo fumetto è patetico e chi ha un minimo di senso logico si mette a ridere (o peggio ti manda a quel paese) leggendolo.
    Dai lascia stare, davvero, continua a parlare di mostri, guerrieri, supereroi, di donne XL, ma lascia stare la politica o la morale, se no fai davvero figure tristi.
    Damiano Ansaloni

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