Arts and Culture Magazine

Remember when you were young?

11 dicembre 2011 by Lorenzo Berti
Wish You Were Here è più di un album, un vero e proprio monumento che i Pink Floyd eressero al loro ex leader Syd Barrett. Un capolavoro che unisce al meglio emozione e musica e riesce nel difficile compito di trasmettere il tutto all’ascoltatore.

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Forse uno dei dolori più grandi che si possono provare nella vita è quello di vedere un amico lasciarsi andare e perdersi per sempre senza riuscire a fare qualcosa per aiutarlo; proprio di questo parla uno degli album più amati dei Pink Floyd, Wish You Were Here (1975).

I Pink Floyd nascono nel lontano 1965, formati dal chitarrista Syd Barrett, il bassista Roger Waters, il batterista Nicholas Mason ed il pianista Richard Wright. Dopo il grande successo del primo album, The Piper At The Gates Of Dawn (1967), qualcosa si rompe e Syd, per l’eccessivo uso di droghe, perde la testa. Quello che dovrebbe essere il frontman, l’uomo immagine del gruppo, non si presenta ai concerti, e quando c’è non suona oppure se lo fa il risultato è dei peggiori possibili. Il resto del gruppo corre quindi ai ripari, e nel 1968 si aggiunge il chitarrista David Gilmour, che per il primo periodo si limiterà e rimediare agli errori di Syd suonando le sue stesse parti e, in studio di registrazione, ad imitare la sua voce in modo da poterlo sostituire. Di li a poco Barrett lascerà il gruppo, che senza il suo fondatore acuisce la sua vena psichedelica/progressiva arrivando in breve tempo a vette mai sperate, con album come Dark Side Of The Moon (1973) e The Wall (1977).

Il disco si apre con la lunga “Shine On You Crazy Diamond”; dopo un intro dominato dal virtuosismo della chitarra di Gilmour, ci culla un cantato nel quale viene ricordata la figura dell’ex compagno, perdutosi al culmine della sua fama. Il brano termina con un assolo di sax del sessionman Dick Parry.
Si passa a “Welcome To The Machine” dove viene analizzato il mondo della discografia ( la “machine”) e le pressioni che i musicisti costantemente sono costretti a subire (emblematico il verso «What did you dream? It’s alright, we told you what to dream»). Il brano è caratterizzato dal forte uso di sintetizzatori e chitarre acustiche, che contribuiscono a renderlo un pezzo molto cupo e riflessivo. E’ una delle canzoni più fortemente legate all’abbandono del gruppo da parte di Syd: spesso infatti l’abuso di droghe è dovuto alle grandi aspettative che si abbattono sui giovani artisti.

Altra incursione nell’ambito del music business con “Have A Cigar”. Qui il testo si incentra sulle figure dei manager e dei produttori musicali, che con le loro promesse e i loro complimenti contribuiscono a rendere gli artisti megalomani e a farli credere onnipotenti; senza però veramente credere in loro da un punto di vista che non sia economico. Viene qui inserita una domanda che spesso è stata fatta al gruppo: “Oh, by the way, which one is pink?”. Musicalmente il brano è strutturato come un blues, interpretato dal cantante folk Roy Harper, che per l’occasione collabora con il gruppo.
Una finta trasmissione radio ci introduce a quello che è, probabilmente, il pezzo più conosciuto dei Pink Floyd, nonché titletrack dell’album: “Wish You Were Here”. La chitarra acustica ci accompagna in un viaggio fatto di dolcezza e commozione coronato dal ritornello «Vorrei tu fossi qui», che esprime la nostalgia per un amico che ormai non c’è più, mentalmente; un amico che si è perso dietro a tante illusioni, a promesse non mantenute e droghe che lo hanno trasformato irreparabilmente nel fantasma di sé («and did they get you to trade, your heroes for ghosts?»). Pezzo che diverrà il manifesto del gruppo, permettendo anche a coloro che non conoscono il resto della loro produzione musicale di avvicinarvisi; non mancherà mai neppure nelle scalette dei concerti solisti dei due ex amici Waters e Gilmour.

Chiusura ad anello per l’album, con la seconda parte di “Shine On You Crazy Diamond”: si riparte con il sassofono che aveva chiuso la prima parte, abbondante è l’uso del sintetizzatore; inoltre il brano termina riprendendo il tema di “See Emily play”, vecchia composizione scritta dello stesso Barrett ai tempi dei suoi fasti artistici.

È quindi un album ricco di emozione che rende un giusto omaggio a Syd Barrett, amico e fondatore del gruppo. Tanti infatti trascurano la figura del primo leader a causa del poco tempo trascorso con la band, ma il suo impatto può essere misurato non solo da questo bellissimo album omaggio, ma anche dai numerosi riferimenti che i compagni faranno a lui anche negli album successivi, e quelli che già avevano fatto nei precedenti. Syd morirà il 7 luglio 2006, dopo anni di emarginazione passati senza più dedicarsi alla musica; l’amore per lui porterà i compagni a suonare di nuovo insieme dopo anni dalla separazione e con parecchi litigi alle spalle, segno che l’affetto e la riconoscenza per lui non sono mai venuti meno negli anni.

Bello il libro di Michele Mari intitolato Rosso Floyd (Einaudi 2010), nel quale la vicenda viene raccontata in chiave di romanzo, imprescindibile per qualunque appassionato del gruppo.

La “leggenda” narra che durante la registrazione dell’album si presentò nello studio di registrazione lo stesso Barrett, ingrassato e con i connotati cambiati dalla malattia e dai farmaci. Nessuno lo riconobbe, e quando fu detto al gruppo chi realmente fosse questo procurò in loro un tale scoramento che non riuscirono a suonare. Non ci è dato sapere se la carica emotiva dell’album sarebbe stata diversa senza questo episodio, ma è certo che grazie ad esso la leggendaria figura di Syd rimarrà ancor di più impressa nella storia della musica.

di Lorenzo Berti Arnoaldi Veli

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Posted in: Recensioni Album |

3 Commenti a “Remember when you were young?”

  1. hetschaap scrive:

    Davvero un bell’omaggio ad un gruppo che ha fatto la storia della musica. Mi hai fatto venire voglia di riascoltare questo disco. Quindi, direi, che lo scopo dell’articolo è raggiunto 😉

  2. Matt Beletti scrive:

    Questo articolo è veramente bello, ha un’incredibile mix di reviews musicali, curiosità biografiche e affetto da ascoltatore. Davvero ottimo lavoro! Lettura godibilissima.

  3. brtee scrive:

    Grazie mille per i complimenti, sono molto graditi! Questo è un gruppo che amo alla follia, quindi essere riuscito a trasmettere a qualcun’altro la mia passione mi riempie di gioia. Spero che tornerete a leggere i miei prossimi articoli! :)
    LB

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