Arts and Culture Magazine

Parvenze della Natura

4 giugno 2014 by Alessio Costarelli
Anteprima per CLAMM Magazine di una mostra di pittura che si inaugurerà a Bologna il prossimo 7 giugno. “Forme fantastiche in sembianze naturali” di Tiziana Baiesi: un modo diverso di contemplare la Natura.

Tra due giorni si inaugurerà presso la Sala Museale del Quartiere Santo Stefano a Bologna una mostra curiosa, originale nella pur apparente canonicità della tecnica e della presentazione delle opere. Dal 7 al 19 giugno1 Tiziana Baiesi, emergente pittrice bolognese, esporrà una riflessione collettiva sulla natura che scaturisce, anzi, scaturirà da una suggestione distributiva delle immagini sugli spettatori.

A chi non è mai capitato, passeggiando per sentieri o guidando in autostrada, di levare gli occhi al cielo, quasi per caso, e notare con stupore che una nuvola fra tante gli ricorda una forma conosciuta, magari un animale od un oggetto? A chi in quel momento non è sembrato che la Natura, per un istante diversa dall’ordinario, stesse parlando a lui solo, di essere unico testimone di un piccolo, fugace prodigio? A Tiziana Baiesi, pittrice ancora legata ad un’idea tradizionale della pittura come attenta mimesi del reale, è capitato spesso ed ogni volta da quella nuvola, da quel ramo o da quella roccia ha tratto una forte emozione di sorpresa e meraviglia, di fascinazione che l’ha colta e le ha mostrato inaspettatamente quanto soggettivo possa essere il vero, quanti volti possa avere l’uno.

Il rapporto tra un artista ed il suo pubblico è, da tempo immemorabile, un rapporto dialogico unilaterale, già da alcuni decenni riconosciuto ed evidenziato da linguisti e semiologi come un’espressione comunicativa del primo rivolta al secondo, la cui forma materiale e contenuto concettuale sono rappresentati dal medium “opera d’arte”: che questa sia iperrealistica od astratta, illusoria o simbolica, bidimensionale o volumetrica, il processo comunicativo segue sempre immancabilmente questa direzione. L’arte contemporanea ha saputo scardinare, a seconda dei casi in modo più o meno efficace, questo canone espressivo: per farlo si è vista tuttavia costretta a sconvolgere le forme avite dell’opera e della sua esposizione, avventurandosi nell’informale e nel concettuale, cercando nuove tecniche e nuovi supporti per superare una tradizionale concezione del mondo e del fare arte percepita come limitante, che si concedeva alla variazione comunicativa solo attraverso complessi espedienti allegorici o matematici i quali però, in ogni caso, rimanevano irrimediabilmente espedienti.

La decisione, da parte della pittrice, di rappresentare fedelmente la natura nella accidentale ed eccezionale mutevolezza di quegli attimi di zoomorfismo assume quindi un significato del tutto particolare: è il tentativo di oltrepassare la mimesis attraverso la mimesis stessa. «Il misterioso piacere della mimesi pittorica si compie nella rappresentazione. I suoi effetti si danno tra due proposizioni contrarie e simultanee di una stessa logica. Tra un’arte mimetica incontenibile nella sua potenza creatrice di doppi e un’arte mimetica che opera su somiglianze e dissomiglianze attraverso le sue figure»2. In queste sue tele, Tiziana Baiesi gioca proprio con tali somiglianze e parvenze di forme intraviste sulla superficie o nelle concavità di altre, fa dell’apparente ambiguità della linea e del chiaroscuro il vero oggetto di questi quadri, animali ed esseri che silenziosamente e nascostamente si palesano all’osservatore, senza però mai ambire a liberarsi del tutto, chiaramente, dal solido ed indistinto esoscheletro della loro consueta e quasi banale apparenza di oggetti naturali.

Se dunque l’opera non è più un enunciato figurativo in un certo senso preconfezionato e riproposto meccanicamente allo sguardo di tutti coloro che vi si pongono davanti, se il contratto comunicativo non è più unidirezionale, se il soggetto della tela muta a seconda dello spettatore ed anzi ne rispecchia la soggettività, chi è dunque ora il vero autore dell’opera? L’osservatore, colui che con la propria immaginazione, anzi – per riprendere una distinzione crociana – con la propria fantasia modifica attivamente e continuamente linee e contorni delle figure, vedendone sempre di nuove e rendendo questi quadri opere aperte. Prima assimilato al pittore solo nella più o meno frontale posizione di osservazione rispetto alla tela, lo spettatore scalza ora dal suo ruolo l’artista, il quale si limita oramai a concedere a tutti nuove occasioni di creatività: scardinata la direzionalità comunicativa (il precedente destinatario dell’espressione è divenuto enunciatore di immagini a se stesso ed a quanti egli tenti di mostrare le proprie visioni), l’immaginazione ora non è più, come fu per Friedrich Schlegel, respiro dell’anima dell’artista, ossia espressione della sua capacità creativa, bensì afflato dell’anima dello spettatore.

Fra le molte citazioni ed aforismi che costellano le pareti espositive intercalando la disposizione dei quadri, una colpisce particolarmente: «lascia parlare solo la natura e, al di sopra di essa, riconosci una cosa, ma non quella che potrebbero pensare gli altri». All’ingresso della mostra, Ludwig Wittgenstein prende dunque la parola e ci raccomanda la nostra più libera fantasia: dopo di lui, innanzi ad ogni tela, Tiziana Baiesi esorta tutti ad interrogarsi e ad interrogare gli altri, a dibattere sulle proprie percezioni visive ed a costruire tutti insieme una poliedrica e sfaccettata lettura di questi soggetti, sempre diversa e mai uguale a se stessa. Alla fine della visita, prendendo commiato dalla Natura e da quella elegante dama neo-neolitica, quella Venere di Falconara elevata a simbolo della mostra, vi sarete a tal punto calati nel vostro nuovo ruolo che, proprio come i veri artisti, non potrete fare a meno che guardarvi ovunque intorno con occhi rinnovati guidati da fantasia e sentimento, alla costante ricerca, in ogni ramo ed ogni pietra, di forme fantastiche in sembianze naturali.

di Alessio Costarelli


1 Sala Museale, Quartiere Santo Stefano, via Santo Stefano 119, apertura lun./merc./ven. 8:15-13:45; mart./giov. 8:15-17:30; sab./dom. 10-12/16-19.

2 L. Marin, Della rappresentazione, Meltemi, Roma 2001, p. 122.

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Posted in: Arte, Recensioni Mostre |

5 Commenti a “Parvenze della Natura”

  1. serena scrive:

    Parole splendide, immagini toccanti…Bellissima l’idea di un’ esperienza attiva e introspettiva dell’ osservatore che mi ricorda il pensiero di Keats (se non erro)… Sembra rappresentare ancor di più il potere dell’arte di renderci nuovi e diversi,più consapevoli rendendo in questo caso il processo più efficace che mai (e forse più intrinsecamente complesso considerate le
    implicazioni delle esperienze introspettive) in quanto compiuto da chi in un certo senso è parte della natura stessa.

  2. Gisella scrive:

    Il tuo articolo ci aiuta a capire e ad apprezzare le opere della mostra e ad ammirare la Natura.

    • Alessio Costarelli scrive:

      Grazie mille!! Ma più delle mie parole, si spera che siano le opere stesse a parlare: ma che credo che ad entrambi noi due abbiano parlato in modo molto eloquente!

  3. […] perdetevi l’articolo su Clamm, e non perdetevi la mostra! Sotto la foto, come sempre, trovate le […]

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