Arts and Culture Magazine

Oppressioni nascoste – Ragazze al balcone in Goya, Manet e Magritte

16 gennaio 2012 by Alessio Costarelli
Tre pittori, tre epoche, tre stili; un solo soggetto, un unico messaggio: ombre brune che si celano e stagliano dietro qualunque maliziosa o quieta apparenza, spirito e società tra sembianza e verità.

______________________________

Il primo decennio dell’Ottocento fu, per la Spagna, età assai difficile: col pretesto di dirigersi in Portogallo per sostenerla contro quel Paese, Napoleone invase la penisola ed impose il fratello Giuseppe Bonaparte sul trono lasciato vacante da re Carlo IV, abdicante in favore del figlio Ferdinando VII. Pochi mesi dopo, il popolo in rivolta diede inizio a quella Guerra de Independencia che nel 1813 avrebbe cacciato Giuseppe e reintegrato sul trono lo spodestato Ferdinando. Tuttavia, l’orrore della guerra e delle esecuzioni lasciò ferite profonde nel Paese così come nell’arte: massimo esponente di questo disagio fu il grande Francisco Goya, che con vivo dolore e tormento lo esplicitò nelle due grandi e celebri tele del 1808 raffiguranti le giornate del 2 e 3 maggio ed in quella mirabile serie di incisioni Los Desastres de la Guerra (1810-20). Una simile angoscia, tanto a fondo impressasi in lui, si rispecchia però un po’ in tutta la sua produzione successiva allo scoppio dei disordini rivoluzionari: dall’opprimente e spaventosa mole de El Coloso (1808 ca.), quasi un Leviatano di biblica memoria, alle cupe e dannate scene delle Picturas Nigras (1820-23); un’angoscia tuttavia già ventilata fin dalle 8 tele comunemente note come Le Stregonerie e dagli 80 Caprichos, entrambi del 1797-98 e sintomo di un intimo disagio da sempre giacente nel suo cuore e che gli orrori bellici non fecero altro che amplificare. Ma se Goya fu senza dubbio magnifico interprete della poetica del grottesco, tanto da anticipare in modo sconvolgente la novecentesca Neue Sachlichkeit di Grosz e Dix, fu anche pittore ancora profondamente legato, specie nella prima parte della sua carriera, agli ideali rococò di spensieratezza e leggiadria, i quali vennero però presto velati dall’ombra comune al suo stesso cuore.

Nel generale vento di restaurazione che spirò in tutta Europa nel 1815, Ferdinando VII, anche col sostegno della rinata Inquisizione (immediatamente seguita al ristabilimento della Compagnia di Gesù l’anno precedente), s’adoprò alacremente nella repressione d’ogni residuo focolaio democratico con la redazione di vere e proprie liste di proscrizione, nelle quali fu incluso lo stesso Goya. Tra i beni sequestrati all’ex ministro Manuel Godoy risulta anche una tela di straordinaria qualità, Las Majas en el balcón (1810 ca.), oggi conservata in Svizzera in collezione privata; esiste però una seconda tela di medesimo soggetto e forse di ancor più pregevole fattura oggi esposta al Metropolitan Museum of Art di New York: a quest’ultima faremo riferimento.

Due fanciulle elegantemente vestite e dai volti estremamente delicati s’affacciano ad un balcone, mentre sedute osservano piacevolmente, quasi divertite, un mondo che potrebbe anche essere il nostro, separate solo da un scura ringhiera. L’una pare anzi quasi rivolgersi alla sua compagna, come per farle notare qualcosa o forse qualcuno. Ma ogni piacevole sensazione, ogni apparenza di spensierata serenità suscitata nello spettatore, coinvolto come in pochi altri quadri dal gioco di sguardi e sorrisi ammiccanti, è presto incrinata dalle due brune ed imponenti figure di majos in secondo piano, che protettive ed al contempo opprimenti si stagliano sulle due protagoniste. Questi uomini ammantati e dai volti semi celati, che verticalizzano improvvisamente la prospettiva del quadro, prima resa piattamente orizzontale dalla ringhiera e da coloro che vi si appoggiano, infondono d’un tratto una nuova chiave di lettura all’intera scena. Così, chiacchiere innocenti si tingono di malizia, gli sguardi curiosi divengono ricerca ed invito, ogni gesto appare come strettamente sorvegliato, la ringhiera, prima supporto all’interazione con l’esterno, si rivela barriera, prigionia che dietro piacevolezza e lustrini dorati adombra l’abisso della prostituzione. Tutto allora si fa più chiaro: i due uomini si mostrano per quel che in realtà sono pur restando dietro i loro manti, mentre la femminea delicatezza si presenta svelandosi seduzione, una seduzione composta, ma diffusa e traente, sottolineata dallo sfavillio degli scialli, mentre i due veli, contrapposti nelle cromie e superbamente resi con pennellate tanto precise quanto rapide e nervose, incorniciano gote appena rosate e floridi petti voluttuosi che par vedersi sollevare per la tranquilla respirazione. Ma vero centro del quadro è lo sguardo della maja di sinistra, così attento ed accondiscendente, fisso nelle nostre stesse pupille, fermo sull’obbiettivo del suo invito e catalizzatore d’ogni emozione, perno d’ogni pensiero, nel quale d’altro canto non è difficile riconoscere gli occhi della Desnuda (1800 ca.), le medesime sopracciglia sottili ed appena arcuate, lo stesso sorriso accennato e complice, ma privo d’ogni dubbio ed assai più eloquente di quello ambiguo eppur simile della Gioconda leonardesca; specularmente, è altrettanto semplice riconoscere la Vestida (1800 ca.) negli occhi più vispi ma al contempo meno espressivi dell’altra maja, nelle sue sopracciglia più arcuate, nel suo sorriso più ostentato ed in quella generale parvenza del volto molto più vicina alle sembianze di una bambola che di una fanciulla; e potrebbe non esser casuale il fatto che proprio quella velata di bianco sia riconducibile alla più casta Vestida mentre la più sensuale e psicologicamente più profonda maja ammantata di nero rispecchi la memoria della Desnuda: d’altronde, è evidente come fin dagli abiti le due si presentino cromaticamente complementari tra loro, mentre posa e collocazione dei quattro personaggi continui a comporre un diffuso e calibratissimo equilibrio all’intera opera. Certo è che questo quadro, insieme con la più nota e già citata Desnuda, trascinò Goya davanti al tribunale della Sacra Inquisizione. Concludendo, insieme con gli irresistibili inviti di quegli occhi, protagonista assoluta della scena, anche se defilata, è l’oppressione di una condizione servile ammantata di piacere, bellezza e passione asservite al male senza alcuna possibilità di fuga o rinuncia, il tutto meravigliosamente sottolineato dalle brune cromie predominanti, con un insolito, abbondante e magistrale (in questa come in altre tele) impiego del nero quale nemmeno Renoir seppe meglio padroneggiare.

Dopo la grande tela L’esecuzione dell’imperatore Massimiliano (1868), chiaramente debitrice del modello delle Fucilazioni del 3 maggio 1808 di Goya e prima del ritratto Signora con ventagli (1873-74), con evidenti richiami alla Vestida, specie per il letto e per quei soffici cuscini, Edouard Manet riprese palesemente il modello del pittore saragozzano (che a sua volta è probabile si fosse ispirato al bel quadro di Bartolomé Esteban Murillo Ragazza e nutrice [1670]) per la sua tela Le balcon (1868-69), con la chiara intenzione di rileggerne il soggetto in una nuova interpretazione.

Anche qui un balcone è palcoscenico della stasi riflessiva di tre personaggi colti in un momento di sospensione: in un mantenuto equilibrio compositivo ottenuto però mediante una disposizione piramidale degli stessi (mentre il quarto è nascosto a sinistra nell’ombra dell’interno), non è invece rispettato il diffuso movimento emozionale del modello, quella concitazione di pensieri tanto evidente negli sguardi delle protagoniste: qui le fanciulle, pur contrapposte nel loro candore all’oscurità della dimora e dell’uomo che di nuovo le sovrasta, sono come isolate in sé stesse, annullando così anche ogni possibile coinvolgimento dello spettatore, estraneo ed esterno a tutto ciò, non più dialogante con esse né tanto meno da esse invitato ad esser partecipe del loro stato ed a gustare i loro dolci e mesti frutti. L’opera, esposta al Salon del 1869, fu assai poco apprezzata, specialmente per il forte predominio cromatico di quel verde acido della ringhiera (ripreso anche dalle persiane), così estraneo ai gusti del tempo, e per quella intensa macchia blu della cravatta dell’uomo, sottolineata dalla posizione preminente al centro del quadro; a poco valsero gli espedienti di Manet per stemperare il tutto, come il vaso con l’ortensia in basso, il ventaglio rosso della ragazza di sinistra, i guanti gialli di quella di destra insieme col suo bouquet di fiori fra i capelli: eppure, la coerente uniformità di questo colore pastello ma ben acceso permette al quadro di aver non solo una cornice compositiva, ma anche un motivo conduttore (che ritorna perfino in accessori femminili come l’ombrello od il nastro al collo) che faccia da sfondo per il risalto delle opposizioni bianco/nero e degli atteggiamenti psicologici contrapposti. La critica ha quasi sempre sottolineato come con questi tre personaggi (tutti perfettamente identificabili: in particolare la ragazza di sinistra è la pittrice Berthe Morisot, conosciuta da Manet due anni prima e da allora modella prediletta per molti suoi quadri) l’artista abbia voluto dileguare totalmente l’oscura aura di segreto e brutalità del modello spagnolo, declinandola in una serena e quasi annoiata tipica scena borghese, molto statica nonostante i tentativi di movimento suggeriti dalla fanciulla di destra che si sta per sfilare un guanto e dal cagnolino in basso che ha smesso di giocare con la pallina, improvvisamente colto da un nuovo interesse forse suscitato da un curioso rumore. E’ indubbio che qui alcun oscuro destino, alcuna triste condizione ammantata di piacere fa da sostrato alla scena, così come la ringhiera non è più sbarra di prigionia ma semplice distinzione tra la raffinata socialità borghese, colta e conformista, educata ed ipocrita, e la varia umanità che percorre e vive la strada sottostante. Ma questo non autorizza in nessun caso a non notare il disagio opprimente ed impellente causato da questa rigida classe sociale ed ancora una volta superbamente espresso dall’intenso sguardo della fanciulla di sinistra: non è quella di destra, anche qui più simile ad una bambola che ad una persona, ad esplicitare tutto ciò; essa è anzi profondamente immersa nello spirito di quel padre tutore che con sguardo fermo e posa ancor più compita dall’alto della sua statura ne condiziona mente e vita; è Morisot che, forse accigliata, un po’ incantata ed in parte trasognante, guarda fuori desiderosa di un cambiamento, come se volesse viver più intensamente quel mondo oltre la ringhiera dal quale, anche quando vi si mescola, è sempre separata come da un vetro. Ed allora tutta la sua maggiore umanità si fa più evidente agli occhi dello spettatore, che ne scorge sogni e catene e si sente impotente nel volerle offrire la libertà che cerca. Non è quindi un caso che la stessa Morisot, dopo visto il quadro al Salon, abbia sostenuto di vedersi «più strana che brutta», aggiungendo: «pare che l’epiteto di donna fatale sia circolato tra i curiosi».

Nella sua opera biografica La linea della vita, René Magritte ricorda come da bambino si divertisse a giocare nel cimitero del paesino belga natio con una coetanea; fu in quelle occasioni che scoprì la pittura osservando un pittore che veniva appositamente dalla città per dipingere quei paesaggi ed a quei frangenti sono da ricondurre con tutta probabilità sia il suo diffuso interesse per la morte sia la serie delle Prospettive.

Da intendersi principalmente come un ribaltamento satirico del quadro di Manet, Perspective: Le balcon de Manet II (1950) mostra la medesima scena con una vistosa differenza: certo, l’aspetto satirico si esplica già nel fatto che più che bare collocate al posto dei personaggi, sembra che queste siano state costruite attorno a loro, mantenendone le posture; ovviamente ciò veicola un significato tutt’altro che inerente alla morte, anzi quasi vitale nell’apparire di quelle casse una via di mezzo tra bozzoli tutori e travestimenti carnevaleschi: lo spettatore finisce perfino col sorprendersi ironicamente del fatto che non sia stato “inumato” anche il cagnolino con la sua pallina. Ma coerentemente con il carattere fondante di ogni atto satirico, descrivere e giudicare mali e tristezze attraverso la funzione catartica del riso, l’ironia non surclassa mai del tutto l’aspetto negativo, che in controluce sempre permane ben visibile: così, come correttamente osservava David Sylvester, comunque si interpreti questa «variante comica della pietrificazione», in ogni caso «la vita è stata trasformata nella morte», forse esplicitazione surrealista di quel sentimento deterministico che opprimeva lo sguardo del personaggio di Morisot, il quale possiamo supporre vi guardasse come unica via di fuga alle restrizioni della sua piatta quotidianità. A questo necessario ripiegamento nella morte non sfugge nemmeno il titolo: “prospettiva” infatti allude sia all’espediente geometrico raffigurativo, sia alla durata temporale, ma per entrambe la morte si pone come sbocco inevitabile.

di Alessio Costarelli

4

Tags: , , , , , , , , , , ,

Posted in: Opere |

2 Commenti a “Oppressioni nascoste – Ragazze al balcone in Goya, Manet e Magritte”

  1. hetschaap scrive:

    Davvero bello questo confronto tra tre quadri, tre epoche e tre modi di fare pittura così differenti. In Magritte, a mio parere, quello che prevale, più che l’intento ironico, è l’aspetto surreale. Il fatto di porre lo spettatore di fronte ad un qualcosa che è in grado di riconoscere ma, nello stesso tempo, sorprendendolo con una raffigurazione non convenzionale. Che poi è quello che succede un po’ in tutta la sua opera :-)

  2. Alessio Costarelli scrive:

    Hai perfettamente ragione, anche se in effetti un tale procedimento è comune alla satira: mostrare e criticare la realtà quotidiana con le armi della comicità, necessariamente bisognose di inventiva sorprendente al fine di suscitare il riso. In ogni caso, quale che sia la retta interpretazione, l’importante è riflettere sui messaggi ed alcuna corrente più di Simbolismo e Surrealismo vive ed offre simili spunti.
    Grazie dell’apprezzamento ed ancor più del commento!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers:

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: