Arts and Culture Magazine

Nuova bellezza e nuova moda

28 gennaio 2013 by Lady Lindy
Quale fu la vera rivoluzione nel campo della moda? Forse non possiamo dare una risposta assoluta, ma di certo la fine del Medioevo ci porta alcune novità importanti. Scopriamole e riflettiamo sulle conseguenze.

Se ci si occupa di storia del costume, la prima questione da dirimere riguarda le origini dell’abbigliamento come lo intendiamo oggi. Da dove nasce il senso moderno della moda, delle tendenze, l’aspetto che oggi hanno uomini e donne nel vestire? Rispondere a questa domanda non è per nulla facile. I momenti di cambiamento e innovazione, nel campo della moda, sono molteplici: si potrebbe pensare, ad esempio, allo sviluppo degli abiti femminili dalla fine del XIX secolo agli anni ’20 del XX; alla personalità della celeberrima Coco Chanel, col suo carico di novità; ai grandi stilisti del Novecento che, ognuno col suo stile, hanno contribuito alla definizione della moda moderna.

Al di là di questi innegabili progressi, sia dal punto di vista estetico che sociale, dovremmo forse guardare ancora un po’ più nel passato. Infatti, un periodo molto spesso sottovalutato è quello a cavallo fra il XIV e il XV secolo: con la riscoperta delle sue particolarità, si può addirittura arrivare a pensare che questa sia stata una fase decisiva nell’abbigliamento.

A preparare questa “rivoluzione estetica”, avvenuta effettivamente alla fine del Medioevo, fu quell’insieme di fermenti culturali, idee, scoperte scientifiche e filosofiche che gradualmente porteranno al Rinascimento. Ma in cosa consiste, concretamente, la nuova concezione del bello e l’estetica ideale del periodo? Prima di avventurarci in una descrizione dettagliata, sarà utile presentare la situazione dell’Età Media. Appare ovvio che, in un’era durata tanto a lungo, i costumi non saranno stati sempre identici. Eppure, si possono identificare alcune caratteristiche comuni: in primo luogo, l’intuibile differenza fra il modo di vestire dei poveri e quello delle classi sociali più agiate, che marcava un confine immediatamente evidente fra le condizioni socio-economiche degli individui. I nobili, infatti, si facevano riconoscere dalla qualità delle costosissime stoffe, importate da luoghi più lontani possibile: soprattutto broccato rifinito in oro o argento, seta, lana, pelle, fodere. Gli accessori, come i gioielli, le pietre preziose e soprattutto le pregiatissime pellicce di scoiattolo (portate al collo o ai polsi), chiamate petit gris, erano riservate ai lignaggi più alti. Molto apprezzate erano anche quelle di zibellino, castoro o orso. I più poveri potevano permettersi soltanto camicioni e rozzi pastrani prodotti con tela, lino, canapa.

I fattori più interessanti della moda medievale, in funzione del cambiamento che vedremo poi nell’epoca di transizione, sono due: in primo luogo, la grande sensibilità verso il colore. Secondariamente, le pochissime differenze fra abiti maschili e femminili. Per quanto riguarda il colore, la tinta dell’abito era regolata da una rigidissima simbologia: il rosso, essendo più difficile da ottenere, era appannaggio dei nobili; vestirsi di bianco significava comunicare castità e purezza, il nero era la penitenza a connotazione religiosa, azzurro e blu la fedeltà e così via. Utilizzare un colore impropriamente equivaleva a non rispettare delle ben definite regole sociali e di costume. In generale, più un colore era luminoso e appariscente, più veniva giudicato adatto ai ricchi, mentre le colorazioni spente erano tipiche di contadini e popolani.

Ma ecco che giunsero i primi grandi cambiamenti. A partire dall’Europa meridionale, in particolare l’Italia, per poi arrivare nei paesi nordici, si cominciò a considerare il corpo diversamente: non più da nascondere e mortificare sotto tuniche identiche fra loro, ma elemento capace di attrarre. Esattamente fra ‘300 e ‘400, grazie alla laicizzazione umanistica, nacque la chiara differenziazione fra capi maschili e femminili: gli uomini cominciarono ad indossare vesti accorciate e attillate, soprattutto sulle gambe, in modo da rendere più pratici i movimenti e far risaltare la sagoma. Inoltre, precisamente nel 1370, si iniziarono ad usare giubbe e giacche molto simili a quelle moderne, riprendendole dalle divise militari, sempre per motivi di ordine pratico.

Concretamente, una rivoluzione nel modo di pensare collettivo si tradusse nell’introduzione di alcuni nuovi capi, o in piccoli accorgimenti che ritroviamo ancora oggi: per fare un esempio, fu proprio in quest’epoca che si sostituirono le chiusure a laccio coi comodi bottoni. Ma è soprattutto negli armadi delle donne che possiamo notare le prime grandi innovazioni: l’houppelande (o pellanda), fra le altre, raffinato indumento importato direttamente dal Ducato di Borgogna, lungo fino alle caviglie, con larghissime maniche e una stretta allacciatura sopra la vita che ricorda molto il futuro stile Impero a inizio Ottocento.

Aiutandoci con alcune rappresentazioni d’epoca che ci testimonino l’effetto d’insieme, potremo avere un’idea precisa e tangibile della nuova bellezza. Analizzando per esempio il cambio di mentalità nei confronti del colore, scopriremo che la simbologia medievale perde gradualmente validità: nella prima metà del Quattrocento il nero è diventato la tinta preferita dell’alta borghesia e della nobiltà, come dimostra il Cassone Adimari (circa 1450), attribuito a Giovanni di Ser Giovanni. In questo dipinto, la crème della società fiorentina è riunita per un matrimonio, quindi una grande occasione mondana e sociale, per la quale si fa sfoggio di tinte scure decorate con prezioso oro: mai si era tanto speso per l’abbigliamento, prima di questo periodo. Sulle particolari acconciature e lo strascico sarà utile, in seguito, aprire un discorso a parte.

Per rendersi conto dell’incredibile cambiamento, in particolare in Italia, basterà ammirare una scultura della seconda metà del secolo: La Dama col Mazzolino (circa 1475), di Andrea del Verrocchio, rappresenta una tipica bellezza toscana rinascimentale vestita secondo la moda contemporanea. Il distacco con l’austerità medievale è ormai portato alle estreme conseguenze, com’è ben visibile dalla scollatura rotonda, il tessuto leggero, il risalto dato alla forma del seno. Nel nordeuropa continuarono ancora per molto ad imperare gli ideali tardogotici, sintetizzabili nei dettami di altezza, rigore e snellezza: un esempio eccellente è il Ritratto di Giovane Donna di Rogier Van der Weyden (circa 1455). Soltanto qualche decennio dopo cominciarono a diffondersi le nuove tendenze, come il diverso modo di intendere i colori: una splendida testimonianza è nel ciclo degli arazzi fiamminghi detto La dama e l’unicorno (1480 – 1500). È molto interessante notare i dettagli negli abiti delle fanciulle.

Ovviamente, ogni cambiamento si porta dietro diverse critiche da parte di contemporanei e conservatori. In questo caso, infatti, fu la Chiesa ad opporsi apertamente a queste nuove tendenze. Il bersaglio era principalmente lo stile delle acconciature, in particolare l’acconciatura a corna che avevamo indicato nel Cassone Adimari. I capelli tenuti alti sopra la testa grazie ad una struttura interna, divisi appunto in due corna e adornati da perle e nastri, erano considerati evidente simbolo del Maligno, così come i lunghi strascichi, simili a code di demoni. Molti trattati dell’epoca, scritti soprattutto da monaci, descrivevano come peccaminose le nuove vesti strette sotto il seno, perché in questo modo la stoffa si allargava subito sulla pancia – eventuali gravidanze illegittime potevano essere nascoste. La lista delle critiche potrebbe continuare a non finire, così come i precetti sull’aspetto esteriore rigidamente imposti dalle leggi suntuarie dell’epoca.

Se da un lato, quindi, la moda e gli ideali esploravano vie ancora ignote, contribuendo più di quanto non si immagini a definire la visione odierna del bello, dall’altro si cercavano di porre le contraddittorie limitazioni etico-religiose di cui abbiamo parlato. Cionondimeno, rimane di altissimo interesse l’analisi di un periodo troppo spesso ignorato dal punto di vista della moda, che ha tanto influenzato la nostra moderna concezione di bellezza esteriore.

di Lady Lindy

Bibliografia

M. Giuseppina Muzzarelli, Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo, Bologna, il Mulino, 2008.

Jacques Le Goff, Il corpo nel Medioevo, Roma-Bari, Laterza, 2006.

Pilar Cabanes Jiménez, Rivoluzione nella moda alla fine del Medioevo, in «Historia», LXV, 2009, pp. 30-34.

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Posted in: Moda, Percorsi |

4 Commenti a “Nuova bellezza e nuova moda”

  1. Marianna Piani scrive:

    Un intervento che trovo stimolante per due motivi, principalmente.
    Da una parte l’osservazione di come la “moda” pianti le sue radici nell’evoluzione dell’abbigliamento, e come questa (pare ovvio, ma spesso non ci si pensa) sia strettaente legata all’evoluzione tecnologica, per cui ogni innovazione vada di pari passo con i materiali e i sistemi di produzione a disposizione nell’epoca; e come al di sopra di tutto questo avvenga un continuo pendolo periodico tra esigenze di estetica, rappresentanza e ornamento e quelle di praticità, comodità, comfort.
    L’altra considerazione, che mi sta più ancora a cuore, è come l’abito femminile abbia da sempre gravitato attorno al conflitto, l’oscillazione, tra la esaltazione, evidenziazione della feminilità e la sua costrizione, limitazione, negazione.
    Da qui tutto questo andirivieni di fasce a stringere le vite, panneggi per valorizzare o celare i seni, acconciature e calzature per rendere le donne desiderabili, eccitanti, provocatorie, attirando con questo – come sempre – l’attenione dell’Ordine e del Potere, mai disposti nell’accettare senza opporsi la liberazione del fascino e della creatività femminile, espressa storicamente con la esibizione/cura del proprio corpo.
    Quando saliamo sui nostri tacchi12 sappiamo dunque di essere parte di qesta lunga lunga storia…

    Grazie LadyLindy!

    Marianna Piani – Milano

    • Lady Lindy scrive:

      Grazie a te per questo commento così sentito! In effetti, come scrivo nell’articolo, c’è un che di contraddittorio in tutto ciò (ma d’altronde, dove non esiste la contraddizione?). La storia del costume andrebbe effettivamente analizzata meglio e in modo più particolareggiato, si possono trovare associazioni interessanti…

  2. […] Novità di novità:  l’ultimo articolo per HeyKiddo e quello per Clamm Magazine! […]

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