Arts and Culture Magazine

Nightwish: una musica oscura e nordica

2 novembre 2012 by Lady Lindy
C’è chi canta la morte e desidera la notte; dal più profondo nord, una lirica fatale tradotta in metal: Nightwish.

Nella cultura nordeuropea è facile trovare costanti riferimenti alla mitologia locale, legata ad un mondo soprannaturale dalle infinite forze. Il fascino dell’ignoto,  dello scontro fra Bene e Male (quest’ultimo si presenta sotto forma di spiriti, morti, strane creature), è un elemento essenziale per l’ispirazione creativa di queste popolazioni, forse portate a narrarsi leggende e racconti durante i lunghi e gelidi inverni.

Fra le tante band nordeuropee che utilizzano spesso la tradizione culturale del loro Paese nelle canzoni, i Nightwish hanno raggiunto nel tempo una notevole fama a livello internazionale. Nel corso di questo viaggio musicale, scopriremo cosa rende i Nightwish tanto degni di nota nel panorama metal odierno. Per conoscere meglio il loro stile e la musicalità, occorre innanzitutto considerarne il percorso musicale come suddiviso in due periodi, a seconda dei componenti della band e soprattutto della cantante principale, in modo da comprenderne i grandi cambiamenti.

Possiamo parlare di primo periodo riferendoci all’arco di tempo che va dalla formazione (1996) al quinto album ufficiale (Once, 2004). Fu infatti proprio nel 1996 che un gruppo di artisti finlandesi  – Erno Vuorinen e Tarja Turunen, capitanati dall’ideatore e leader Tuomas Holopainen – decisero di creare la band, occupandosi già dagli esordi di quelle tematiche che li renderanno famosi in seguito. Con l’ aggiunta, l’anno seguente, del batterista Jukka Nevalainen, fu naturale un cambiamento dello stile dall’acustico al metal: la chitarra acustica fu infatti sostituita da quella elettrica.

Già dai primi tempi, gli album del periodo iniziale (Angels Fall First, Oceanborn e Wishmaster) raggiunsero un incredibile successo, non solo in Finlandia ma in tutti paesi dell’Europa settentrionale. Nei paesi del sud, invece, il riscontro fu più lento, inizialmente limitato ad un pubblico di veri appassionati del genere che non facevano affidamento soltanto sull’industria musicale mainstream. Per una vera notorietà negli Stati Uniti e nell’Europa meridionale bisognerà aspettare sia l’Eurovision Song Contest del 2000 sia l’uscita del singolo The Phantom Of The Opera (2002), cover dell’omonima canzone tratta dal musical Il fantasma dell’Opera. Questo “ritardo” è forse dovuto ad alcune peculiarità sia musicali che culturali, le quali rendevano difficoltosa ad un pubblico più vasto la piena comprensione dello spirito di questo gruppo musicale.

Nel primo periodo, infatti, era principalmente la cantante Tarja a dare l’impronta stilistica dell’intera band: la sua formazione di stampo classico e operistico (Tarja è soprano lirico) la resero una componente fondamentale per l’intero gruppo, tanto che il suggestivo contrasto fra le tipiche sonorità rock/metal e la sua voce resero i Nightwish pionieri di un nuovo sottogenere musicale chiamato Opera Metal.

Questa particolarità, già di per sé evidentemente innovativa, veniva ancor più messa in risalto dai testi (principalmente di Tuomas): la lingua inglese si fece più importante di quella finlandese, in modo da internazionalizzare l’impatto della band, ma i temi e le influenze rimasero le stesse. Ascoltando una qualsiasi traccia di questo periodo, fra le quali Sleeping Sun (scritta in occasione di un’eclissi di sole in Germania), Dead boy’s poemWishmaster, Dead to the worldNemo, Gethsemane si ha la netta percezione dell’atmosfera fredda e nordica che il gruppo vuole comunicarci – una musica che sa di notte, nebbia, lapidi, e ci parla in modo da toccare le nostre corde più profonde quando la voce di Tarja racconta storie di solitudine ed isolamento, poesie che interpretano i tradizionali temi della morte, del soprannaturale e delle leggende popolari in modo straordinariamente suggestivo, utilizzando anche componenti orchestrali di sottofondo.

Anche analizzando soltanto i primi album è  già possibile notare una certa evoluzione, data dal progressivo raffinamento della tecnica sia strumentale sia vocale. Distaccandosi subito dall’ormai classico heavy metal dei Manowar, la componente acustica va via via sfumando per acquistare ritmo, velocità e “epicità”, caratteristiche destinate a diventare decisive nel secondo periodo dei Nightwish, a causa del cambio di cantante principale.

Lo spartiacque fra queste due epoche musicali sta, infatti, nell’allontanamento della Turunen nel 2005 – il fatto generò scalpore fra i fan e nel mondo del metal in generale, dato che all’epoca i Nightwish avevano già raggiunto una posizione di tutto rispetto con i cinque album pubblicati, e tuttora non ne sono ancora state chiarite precisamente e imparzialmente i motivi – e per sostituirla fu scelta Anette Olzon, una personalità totalmente diversa da Tarja, forse per rimarcare ancora di più il cambiamento in atto.  Anette, infatti, non presenta un timbro vocale operistico, e ciò la rende una cantante più portata per generi quali pop, rock, o comunque non opera metal. Di conseguenza, venendo a mancare il contrasto sonoro del primo periodo, lo stile dell’intera band si sviluppò dall’album Dark Passion Play sulla strada di un Epic Metal paragonabile a quello dei Rhapsody, regalandoci atmosfere forse meno cupe, ma di certo ispirate al mondo del fantasy e all’ignoto con la stessa potenza di prima (un esempio su tutti, il brano Amaranth). Mano a mano che la presenza di Anette si consolidava, l’influenza di Tuomas andava a sopprimere alla mancanza di carattere operistico puntando sull’apparato strumentale, tanto che molte di queste canzoni sono vere e proprie colonne sonore di un film ancora inesistente (The poet and the pendulum).

E il presente? Dopo la recente pubblicazione di Imaginaereum (2011), che non ha deluso le aspettative in termini di qualità e ha cercato di addolcire i pezzi heavy metal per fondersi in un rock più orecchiabile (The crowl, the owl and the dove), è stato ufficialmente annunciato che anche Anette non canterà più per i Nightwish. Questo nuovo stravolgimento nel percorso del gruppo porterà probabilmente a cambiamenti altrettanto importanti, ma siamo sicuri che la creatività e l’innovazione a cui ci siamo abituati non mancheranno: il “desiderio della notte” ci affascinerà ancora.

di Lady Lindy

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Un Commento a “Nightwish: una musica oscura e nordica”

  1. […] Venite a leggere il resto del post su Clamm, diteci cosa ne pensate! Ascoltate anche voi i Nightwish? […]

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