Arts and Culture Magazine

“Masterpiece” – Il capolavoro di Norman Whitfield nell’album dei Temptations

29 febbraio 2012 by Redazione
Nel 1973, il produttore ed autore di casa Motown porta all’apice il suo stile, una tappa fondamentale per la musica nera.

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Nell’ ambito musicale ci sono molte figure che influiscono sul lavoro finale, così come lo ascoltiamo. Oltre agli artisti e ai musicisti, ci sono infatti i manager, i produttori, gli autori ed altri specialisti. In alcuni casi l’apporto di questi personaggi può essere determinante, tanto da poter affermare che il risultato finale appartenga più a loro che agli interpreti stessi. E’ il caso di “Masterpiece“, album dei Temptations del 1973 prodotto da Norman Whitfield.

Whitfield è stato uno dei produttori ed autori più importanti dell’etichetta Motown, ed in particolare, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, principale architetto del suono della casa discografica, nonché vincitore di due Grammy.

Dopo aver scritto e prodotto varie hits per gli interpreti dell’etichetta di Detroit, Whitfield comincia a lasciare un’impronta decisa del suo stile in alcune canzoni dei Temptations come “Papa was a rolling stone” o “Ball of confusion“, oscurando spesso le capacità e la vocazione al cantato del gruppo, composto da soli cantanti, in favore di lunghe parti strumentali.

I Temptations erano una delle punte di diamante della Motown, primi artisti dell’etichetta a vincere un Grammy. Il loro successo era cresciuto enormemente nel corso degli anni ’60, anche grazie all’apporto di produttori come Whitfield, ma nonostante questo alcuni dei suoi componenti soffrivano di problemi di salute e di droga e la loro formazione aveva subito dei cambiamenti.

Nel 1973 arriva il momento per Whitfield di riallacciare tutte le esperienze in un lavoro unico, una summa del suo stile. L’album si chiama “Masterpiece“, capolavoro.

Ad un produttore come Whitfield non era vietato sperimentare e mettere in primo piano il proprio talento, ciononostante l’album non mancherà di logorare ulteriormente i rapporti tra lui e i Temptations, che passavano in secondo piano nei loro stessi dischi e, conseguentemente, tra Whitfield e la Motown. Dopo aver collaborato ad un altro album per la band nello stesso anno, il produttore abbandona la casa discografica, seguito da alcuni artisti, per fondare la Whitfield Records.

Il disco comincia con una canzone più vicina allo stile canonico dei Temptations, Hey, girl, per poi lasciare strada libera alla creatività di Whitfield. La seconda traccia, Masterpiece, dura quasi un quarto d’ora, con un suono ampiamente cinematografico. Le tre canzoni seguenti, Law of the land, Ma e Plastic Man, proseguono su questa linea: uno stile raffinato e solido insieme, la vita del ghetto, una strumentazione ed un’orchestrazione cinematografiche. L’ultima traccia, Hurry tomorrow, è la descrizione di un trip, una deviazione verso il funk psichedelico. La psichedelia è in effetti uno dei marchi di questo disco; Whitfield in particolare guardava al suono a tratti esplosivo, a tratti ipnotico di Sly & the Family Stone; dirà in un’intervista che a quel tempo voleva «essere più Sly di Sly Stone». Ma non è la sola corrente nella quale si inserisce l’album, che deve molto anche alle colonne sonore della “blacksploitation”, genere cinematografico degli anni ’70 che metteva in scena storie dei bassifondi neri.

Con questo album Whitfield ha segnato una tappa essenziale del suo percorso ed un capitolo importante per il corso della musica leggera, che non è fatta solo da artisti che scaldano le folle, ma anche da lavoratori e specialisti, che spesso hanno una rilevanza artistica non minore di coloro che salgono sul palco.

di Massimo Mantovani

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