Arts and Culture Magazine

M9 – Città in trasformazione

15 ottobre 2014 by Redazione
Un progetto nuovo in una giovane città solitamente al di fuori della scena culturale classica: Mestre si riscatta dalla tirannia artistica di Venezia e si prepara ad inaugurare un nuovo museo.

Se pensate che i musei all’avanguardia esistano solamente al di là del confine, se ancora vi vengono in mente vecchi scaffali e teche polverose quando si tratta di mostre ed esposizioni, in questi anni avrete sicuramente modo di cambiare opinione a riguardo. Finalmente è giunto anche in Italia un progetto ambizioso, innovativo, al passo con i tempi. Già da qualche anno ci sono state iniziative per rinnovare in maniera unica e moderna le aree museali, ad esempio il nuovissimo Muse di Trento, il polo del ‘900 di Torino, o il Museo dei Brettii e del Mare di Cetraro; con M9 si vuole compiere il passo successivo: un museo che sia esposizione ma anche punto di incontro per la cittadinanza, un museo che racconti un’identità nazionale in una città  che spesso non viene adeguatamente considerata.

La sigla M9 racchiude in sé le caratteristiche principali intorno a cui si muove l’idea del progetto: “M” per Mestre, ma anche per museo, mostre, mediateca, e metropoli; “9” per Novecento, il secolo raccontato dall’esposizione permanente, ma che contiene anche le radici “no” per novità e “ve” per Venezia.

Vista di uno degli edifici.

Le aree interessate sono quattro: in primo luogo, due edifici adibiti al museo e ai relativi uffici; il più grande ospiterà, oltre alla mostra permanente, un auditorium da 200 posti, una mediateca e spazi adibiti a mostre temporanee o usati per laboratori, workshop e seminari. In seguito l’ex convento delle Grazie, che, con il progetto di rigenerazione urbana, verrà ristrutturato e trasformato in un “City District”1: gli spazi verranno affittati a piccole imprese di nuovi imprenditori, ad artigiani già attivi sul territorio e a coloro che si sono particolarmente distinti per una visione locale e di qualità (i cosiddetti “local heroes”). Coerentemente con la funzione pubblica e commerciale, lo spazio della corte verrà dotato di una copertura che permetterà di sfruttarlo sia come luogo di sosta, sia per l’organizzazione di eventi. Infine un edificio adibito a uffici ed aree pedonali, che permetteranno l’accesso e il transito tramite nuove piazze e collegamenti con le strade attualmente in uso.

Piantina.

City District, copertura dell'antico chiostro.

“Per il poeta T.S. Eliot: ‘il mondo finisce in questo modo: non con il rumore di un’esplosione, ma con un fastidioso piagnisteo’. Il Secolo breve è finito in tutti e due i modi”2. Con queste parole lo storico Eric J. Hobsbawm riassume la grande svolta del ventesimo secolo. Il suo saggio in particolare descrive e analizza gli importanti eventi storici di un’epoca segnata dalle contraddizioni e dalle novità.

Su questa scia verrà improntata l’esposizione permanente: a scanso di equivoci, non sarà un museo d’arte contemporanea, né un’esposizione di realtà locali, ma un complesso unico nel suo genere che si vuole porre come racconto di una storia “nazionale” attraverso otto sezioni tematiche. Verranno istituiti percorsi specifici e destinati ai diversi target di visitatori (famiglie, turisti, scuole), cercando per quanto possibile un rapporto diretto con i fruitori, stimolando le riflessioni personali e invitando il pubblico a formulare una propria opinione, grazie ai beni culturali esposti, tutti prodotti del Novecento (foto, video, giornali, oggetti di vita quotidiana, etc.). L’interazione sarà completata da ricostruzioni di spazi, ambienti e installazioni interattive, con la collaborazione di strumenti digitali e web.

M9, vista dall'alto.

Il progetto M9 nasce in seno alla Fondazione di Venezia, un’istituzione privata autonoma senza fini di lucro, che persegue scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico. L’idea iniziale era quella di realizzare un’istituzione culturale capace di sostenere la rigenerazione urbana3 della terraferma veneziana, in particolare di quest’area in pieno centro, che non era accessibile e sfruttata dalla cittadinanza (prima era di proprietà del convento e poi divenne area militare, caduta poi in disuso negli ultimi anni). Mestre risulta essere quindi una scelta azzeccata per molti aspetti, tra i quali il fatto di essere una delle città italiane che più rappresenta le evoluzioni e i cambiamenti avvenuti durante il secolo breve.

Fin da tempi più antichi Mestre è legata a un vero e proprio rapporto di simbiosi con la Serenissima, anche quando la città era solo un piccolo raggruppamento di case. A partire dagli anni ’50 tutti i maggiori centri urbani d’Italia subirono una tumultuosa e disordinata crescita, che ebbe luogo nelle rispettive periferie, e nemmeno Venezia sfuggì a tale fenomeno: l’unica differenza rispetto al resto dei centri della nostra penisola fu che la città, situata al centro di una laguna, non disponeva dei necessari spazi di crescita. Questa ebbe pertanto luogo nella sua terraferma e in particolare a Mestre. L’impatto fu notevole: in pochi anni la città, da piccolo borgo di campagna di 20.000 abitanti, si trasformò in un centro abitato da circa 200.000 persone, per merito di un flusso migratorio alimentato tanto dal centro storico, quanto dalla campagne circostanti. La crescita demografica e l’espansione della città, spinta soprattutto dalla vicinanza di fabbriche e di Porto Marghera, continuò negli anni successivi, in modo alquanto disordinato e al di fuori di un piano regolatore. Questo fece sì che, nella vulgata popolare, Mestre avesse spesso l’appellativo (probabilmente immeritato) della “più brutta città d’Italia”. Ma negli ultimi tempi è stata oggetto di alcuni interventi di ristrutturazione urbana che hanno cercato di migliorarne l’aspetto e la vivibilità.

Vista da sud, angolo tra via Brenta Vecchia e via Pascoli.

Il concorso indetto nel 2010 da Fondazione di Venezia ha visto la partecipazione di sei studi di architetti, che già si erano cimentati in progetti di rigenerazione urbana. La scelta della commissione è ricaduta infine sul progetto dello studio berlinese Saurbruch&Hutton; i lavori sono iniziati lo scorso 11 Giugno e il termine è previsto a fine 2016.

Una delle grandi novità di questo complesso, nonché uno dei principali motivi per cui è stato preferito agli altri, è la sostenibilità, sia in termini di consumi sia a livello economico. Gli spazi adibiti a ristoranti, negozi e uffici saranno affittati agli imprenditori e permetteranno al museo di creare e mantenere un fondo di sostentamento per affrontare le spese della gestione. In termini di eco sostenibilità invece il progetto può vantare la certificazione LEED Gold: certificazione autonoma, ideata dal U.S. Green Building Council, che può essere applicata a qualsiasi edificio e concerne tutto il suo ciclo di vita, dalla progettazione alla costruzione, e in questo ambito riconosce le prestazioni degli edifici in determinati punti chiave (risparmio energetico ed idrico, riduzione delle emissioni di CO2, qualità ecologica degli interni, materiali e risorse impiegati, etc.)4.

Poco altro ancora rimane da dire, staremo in attesa della conclusione dei lavori per toccare con mano questo grandioso progetto. Nel frattempo se volete qualche piccolo spoiler vi invito a visitare il sito di Fondazione di Venezia o il sito del museo M9.

di Irene Capponcelli


1 «…riconosciuti come i luoghi ideali per lo sviluppo di ‘small business creativi’ distinti dai modelli tradizionali, in grado di ispirare la ricerca della propria identità» (Paolo Lucchetta, L’innovazione degli spazi retail nell’M9 “City District”). Si crea quindi un rapporto dialettico tra attività commerciali e culturali, profit e no profit, valorizzazione e senso di appartenenza a comunità che producono innovazione, valorizzazione delle produzioni e dei saperi dei distretti produttivi e artigianali.

2 Eric J. Hobsbawm, dalla prefazione a Il secolo breve.

3 «La rigenerazione urbana è il processo di trasformazione di un luogo (residenziale, commerciale o all’aperto) che ha palesato sintomi di declino ambientale (fisico), sociale e/o economico. Tale processo apporta nuove energie e vitalità in comunità, settori o aree di crisi, arrecando miglioramenti sostenibili e di lunga durata nella qualità della vita a livello locale, considerando le diverse istanze economiche, sociali e ambientali. Noi stiamo verificando che la cultura sia un fattore determinante, un catalizzatore o come minimo un attore fondamentale nei processi di rigenerazione o rinnovamento urbano» (Graeme Evans and Phyllida Shaw, The Contribution of Culture to Regeneration in the UK, 2004)

4 www.certificazioneleed.com/edifici

4

Tags: , , , , , , , , , , , ,

Posted in: Arte, Collezioni Museali, Museologia |

Un Commento a “M9 – Città in trasformazione”

  1. […] attesa che apra il museo.. potete andare a leggere il post su […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers:

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: