Arts and Culture Magazine

Le visioni di Tim Walker

7 novembre 2011 by Vittoria Barbiero
Un fotografo surreale e visionario al servizio dell’alta moda. L’opera di Tim Walker e il suo mondo onirico e disturbato tra Vogue e Lewis Carroll.

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Fotografo per le maggiori riviste di moda, tra i quali ricordiamo Vogue UK, Vogue Italia, Vogue America, W e Harper’s Bazaar, Tim Walker ci incanta con il suo lavoro da ormai quindici anni.

La prova del suo status di artista ancor più che di mero fotografo di moda sta probabilmente nel fatto che i suoi lavori sono esposti nelle collezioni permanenti del Victoria and Albert Museum e la National Portrait Gallery di Londra, nonché dai numerosi premi ricevuti nel corso degli anni.

Diplomatosi nel 1994 all’Exeter College of Art, ha lavorato come assistente di Richard Avedon (fotografo e ritrattista che ha firmato campagne pubblicitarie che sono passate alla storia -come quella che vede protagonista una quindicenne Brooke Shields per Calvin Klein-, ritratti di personaggi che hanno fatto la storia della musica e del cinema -come i Beatles, Maria Callas, Audrey Hepburn e Marilyn Monroe-, e immagini della storia -come la caduta del Muro di Berlino-).

Le foto di Walker vanno oltre il normale editoriale di moda, ci trascinano in un mondo onirico che è sia sogno che incubo, come un delirio febbrile affollato di oggetti giganti ma – ed è questa la parola chiave – belli.

Se intendiamo il surrealismo come liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio, ecco dove vuole portarci Tim Walker: in una dimensione che sembra vera ma non è, una sur-realtà in cui tutto sembra perfettamente in armonia, eppure con un elemento di disturbo, proprio come può accadere in un sogno. Ed ecco che allora troviamo foto kitsch che sembrano appena uscite da una illustrazione per Alice nel Paese delle Meraviglie di Carroll (non a caso un’altra opera che non infonde certo un senso di tranquillità), con gatti di colori pastello, alberi che crescono in mezzo alle stanze, modelle imprigionate in reti fuori misura, peraltro il tutto costruito in studio, non creato con programmi di grafica. E questa poetica visionaria sembra ribadita anche da uno dei suoi più famosi servizi, pubblicato sul numero di ottobre 2009 di Harper’s Bazaar e ispirato ai film di Tim Burton (servizio realizzato in occasione della mostra del regista al MOMA).

Sembra volercelo dimostrare non solo nelle sue foto, ma anche nelle sue esposizioni; come quella ospitata dal Design Museum di Londra, in cui oltre alle foto si potevano ammirare anche gli oggetti di scena utilizzati nei suoi photoshoot, come l’ormai celebre macchina fotografica gigante: il visitatore poteva così trovarsi immerso nel suo mondo surreale, non solamente attraverso le immagini, ma fisicamente.

E se ormai così non ci bastasse più, si è impegnato a fornire all’occhio quello che la fotografia non riesce a dare: il movimento e la parola. Ed ecco che vediamo comparire in anteprima al Locarno Film Festival del 2010 il suo primo cortometraggio, The Lost Explorer, in cui una bambina di nome Evelyn trova nel suo giardino l’accampamento di un vecchio esploratore malato di malaria. Per usare le parole di Walker, in questo corto “la sua visione dolce e zuccherosa delle cose è diventata più oscura”; è ispirato all’antologia di racconti di Patrick McGrath Blood and Water: and Other Tales (edito in Italia con il titolo di Acqua e Sangue da Bompiani).

di La Ragazza con la Valigia

Ed ecco il trailer del cortometraggio The Lost Explorer:

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Posted in: Fotografi |

8 Commenti a “Le visioni di Tim Walker”

  1. hetschaap scrive:

    Davvero interessante. Non conoscevo questo fotografo. Mi hai fatto venire voglia di approfondire.

  2. Mela scrive:

    Adoro Tim Walker, è un po’ il Tim Burton dei fotografi di moda.
    Bacio,
    Mela

  3. Silvana scrive:

    Le foto di questo artista sono veramente bellissime e l’articolo è particolarmente interessante.

  4. cescocesto scrive:

    quella con i gatti è affascinantemente inquietante.

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