Arts and Culture Magazine

Le storie dimenticate: The Magdalene Sisters

24 novembre 2011 by Vittoria Barbiero
Questo piccolo film riporta alla luce uno dei drammi (e dei casi insabbiati) della Chiesa Cattolica: le case della Maddalena, centri di recupero per “ragazze perdute”, in realtà luoghi di segregazione e sevizie.

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La prima Casa della Maddalena (o Magdalene Asylum, o ancora Magdalene Laundry) aprì nel 1765 a Dublino. Lo scopo originariamente previsto per questo luogo, e per tutti quelli fondati nei secoli successivi nel resto dell’Irlanda e del Regno Unito, era quello di casa di correzione per giovani donne “perdute”, ossia prostitute, al fine di insegnare loro un mestiere e reintrodurle nella cattolicissima società irlandese (o in quella protestante, visto che aprì anche una Bethany House, sempre a Dublino, per fallen women protestanti).

Quello che poi è cambiato nel corso dei secoli è sia la definizione di “donne perdute” che, per una mentalità chiusa come quella dell’ultraconservatorismo cattolico, da “prostitute” si è allargato anche a ragazze madri, giovani donne che avevano subito violenze, figlie troppo civettuole di famiglie che temevano vedere rovinata la propria reputazione, o ragazze con disturbi mentali o handicap; sia lo scopo delle Case, che sono diventate veri e propri centri di detenzione in cui le ragazze venivano trattenute contro la propria volontà a lavorare senza alcuno stipendio come lavandaie, subendo spesso abusi da parte delle suore che gestivano le Case.

Tutto questo è stato raccontato da Steve Humphries  in un documentario (che potete trovare qui in versione originale sottotitolata in italiano), Sex in a Cold Climate, che raccoglie testimonianze delle ex detenute. Il documentario è stato filmato in seguito alla maggiore attenzione riservata a questi istituti dopo la scoperta da parte di un agente immobiliare di 155 corpi sepolti senza lapide nel giardino della proprietà della quale si stava occupando, ossia una delle Case della Maddalena.

Da questo documentario è stato tratto, nel 2002, un film: Magdalene (titolo originale The Magdalene Sisters). Rose, Margaret e Bernadette vengono inviate a una delle Case dalle loro rispettive famiglie per l’espiazione dei loro presunti peccati, ossia l’essere rimasta incinta prima del matrimonio, l’aver subito violenza da parte di un cugino, e l’aver flirtato con dei ragazzi.

Una volta entrate all’interno dell’istituto, le ragazze – e lo spettatore – capiscono da subito che c’è qualcosa di sinistro nel luogo. Inizialmente inconsapevoli della sorte a loro riservata, si trovano piano piano immerse in una spirale di assurdità, fatta di punizioni ingiustificate, lavori forzati e soprusi di ogni genere, nella quale viene trascinato immediatamente anche chi vede il film. La cosa che risulta davvero angosciante è che, mano a mano che ci si addentra nella vita delle ragazze all’interno della Casa, anche lo spettatore si sente intrappolato in una realtà che sembra normale e ineludibile, per quanto crudele.

Grazie a una fotografia polverosa e a scenografie la cui gamma cromatica va dal marrone al tortora delle divise, dal nero delle vesti delle suore al grigio dei letti e al bianco della soda caustica, l’impressione che ci viene data non è tanto quella dell’oppressione, quanto piuttosto quella dell’affannosa monotonia di una vita sempre uguale nella sua oppressione. Nonostante ciò, il numero di personaggi che ci vengono descritti approfonditamente nella loro psicologia grazie solamente a piccoli dettagli accennati, che conosciamo durante lo svolgimento della trama, rende il film tutt’altro che monotono e uguale a sè stesso. I momenti che portano un motivo di sconvolgimento nella vita delle ragazze sono rari ma scandiscono la trama, e là dove non ci sono veri e propri sconvolgimenti, i piccoli fatti quotidiani (come la morte di una delle sorveglianti della lavanderia) vengono presentati come tali.

Le tre protagoniste sono personaggi non realmente esistiti, ma sono reali. Ognuna di loro poteva essere una qualunque delle 30.000 donne rinchiuse in una delle Case della Maddalena dalla loro apertura. Personaggi vivi, profondi e sfaccettati, per i quali provare sentimenti diversi a seconda delle situazioni, proprio com’è per una persona reale, che viene giudicata momento per momento a seconda di quello che fa; non personaggi da amare completamente (parliamo ovviamente sempre delle tre protagoniste, non di tutti i personaggi, alcuni dei quali sono semplicemente da odiare), ma per i quali comunque sentire, per tutto il film, empatia. Personaggi che ci fanno chiedere: “Cosa avrei fatto io?”.

Un ottimo film-denuncia su una delle storie meno note della Chiesa Cattolica. Ad oggi non esistono ancora scuse ufficiali o risarcimenti da parte della Chiesa o dello Stato irlandese. L’ultima Casa della Maddalena ha chiuso nel 1996.

di La Ragazza con la Valigia

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