Arts and Culture Magazine

Le lezioni di Calvino

27 luglio 2013 by Daniele Franco
Sei argomenti diversi per sei lezioni diverse, da tenersi ad Harvard nel 1985: l’opera postuma di Calvino, appunti per orientarsi tra i cambiamenti del nuovo Millennio.

Se, come scriveva De Sanctis, la letteratura è la «sintesi organica dell’anima e del pensiero di un popolo», come esprimere oggi un popolo che vive e si muove online, comunicando con tutto il globo in pochi secondi? Che fine fa l’espressione dell’io artistico, il suo viaggio in profondità, in un tempo che naviga in superficie appiattendo ogni differenza qualitativa? Libri oggigiorno se ne trovano in ogni parte, dall’edicola al supermercato, e prendono valore per la loro capacità di vendere: di qui rimane facile il passaggio alla “cattiva” letteratura, ossia la letteratura intesa come prodotto di massa che intrattiene senza arricchire, diverte senza indagare. Qual è quindi la “buona” letteratura, come la si può individuare confusa com’è tra scaffali di megastore e banchetti di autogrill? «Ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici»: partendo da questo presupposto, Calvino traccia in Lezioni americane, nonostante le scriva nel 1985, le linee guida per una letteratura di qualità che riesca ad intersecarsi bene con la società dell’era delle telecomunicazioni: lascia alcuni valori, o qualità specifiche, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio.

Il primo valore è la leggerezza.

«Poi, l’informatica. È vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software, si evolvono in modo d’elaborare programmi sempre più complessi.  La seconda rivoluzione industriale non si presenta come la prima con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un influsso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettrici. Le macchine ci sono sempre ma obbediscono ai bits senza peso»

Il punto è proprio questo, la scienza ha tolto peso e ha intrapreso una strada che mira ad alleggerire il carico. Il suo scopo è quello di rendere il mondo più leggero, più superficiale: ma nella leggerezza spesso si cela la pesantezza, ne è un esempio la frivolezza che appare pesante e opaca. L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera rivela la reale pesantezza del vivere che, nonostante la tecnologia, resta ineluttabile in ogni forma di costrizione pubblica o privata, incastrando l’esistenza in una rete fitta e stretta. «Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile». La condizione umana insomma resta imprescindibilmente legata alla gravità schiacciante: pesantezza e leggerezza sono movimenti oscillanti dell’elastico gravitazionale. La letteratura  pertanto dovrebbe ambire alla «ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere»  e lo scrittore dovrebbe compiere un agile salto sollevandosi sulla pesantezza del mondo, dimostrando che «la sua gravità contiene il segreto della leggerezza». Letteratura e scienza, al servizio dei bisogni dell’uomo,  unite nel cercare di astrarre e lievitare. Ne è palese esempio internet che, figlio dell’immediatezza degli elettroni, si serve di una scrittura sintetica, accessibile in un attimo, trasparente nello stile, chiaramente divisa in paragrafi, schemi, tabelle che designano però un sistema completo, funzionante. Leggerezza di scrittura in effetti non è da confondersi con «vaghezza e l’abbandono al caso», ma si associa con la precisione e la determinazione. «Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume»: un uccello che sa con esattezza in quale punto di cielo andare a volare.

Il secondo valore è la rapidità.

«In un’epoca in cui altri media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano d’appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea, la funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto»

Un comunicare che sia istantaneo come l’informazione e il sapere online, ma che conservi in sé la preziosissima capacità di rendere tempi diversi. «Il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo»: la forza della letteratura infatti sta nel cogliere, nell’era della velocità estrema di ogni cosa, momenti che per la loro intensità o valore vanno calcolati con un altro cronometro che non sia quello del record. Eppure, anche quando si rallenta, il concetto non smette di essere immediato, chiaro, ritmato, e mantiene una sua logica essenziale. Lo scrittore aspira ad essere Mercurio con le ali ai piedi, leggero e aereo, abile e agile e adattabile e disinvolto, stabilisce le relazioni degli dèi tra loro e quella tra gli dèi e gli uomini, tra le leggi universali e i casi individuali, tra le forze della natura e le forme della cultura, tra tutti gli oggetti del mondo e tra tutti i soggetti pensanti:  in breve, un comunicatore. Calvino stesso intende il suo lavoro di scrittore come «il fulmineo percorso dei circuiti mentali che catturano e collegano punti lontani dello spazio e del tempo»: proprio come il moto infinito dei link che uniscono pagine distanti di sapere online. «La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte». Nel libro e nella mente come nel labirinto del web, all’inseguimento del filo d’Arianna perdendolo sempre e volutamente di vista.

Il terzo valore è l’esattezza.

«Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato […]. Anche le immagini, per esempio. […] Viviamo sotto una pioggia ininterrotta di immagini; i più potenti media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di specchi. […] Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio né fine. Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d’opporre l’unica difesa che riesco a concepire: un’idea della letteratura»

L’omologazione della società odierna tende a livellare ogni differenza morfologica, appiattire le barriere qualitative e costruire una grande megalopoli uniforme. L’esattezza è il valore che mira a dare il reale valore alle cose in base al loro ruolo, divide la megalopoli in sobborghi differenti per loro stessa natura. La letteratura sembra essere il luogo ideale in cui restituire la giusta dignità, addirittura è la «Terra Promessa in cui il linguaggio diventa quello che veramente dovrebbe essere»: la comunicazione basata sulla precisione delle immagini che si vogliono rendere, una visione icastica che porti precisione in un mondo vago e confuso, ammattito quotidianamente dalle varie pubblicità, dagli spot, dai programmi… Ma essere esatti, per quanto presupponga il possesso del nucleo base, non significa restare impigliati in schematismi periferici anacronistici e inadatti alla società, al contrario significa ritrovare la sagoma nascosta dalle polveri dell’omologazione amorfa e verificare «il rapporto tra quell’argomento determinato e tutte le sue possibili varianti alternative, tutti gli avvenimenti che il tempo e lo spazio possono contenere». Un’indagine mobile, collegata, dinamica. «L’opera letteraria è una porzione in cui l’esistenza si cristallizza in una forma, acquista un senso, non fisso, non definitivo, non irrigidito da una immobilità minerale, ma vivente come un organismo»; l’organismo si muove, ricerca il valore sulla sequenza, su esperienze laterali e incatenate, naviga tra i flutti trasportato dalla corrente «in una rete entro la quale si possono tracciare molteplici percorsi e ricavare conclusioni plurime e ramificate». Di conseguenza l’esattezza demolisce il luogo comune, l’impasto della “cattiva” letteratura che generalizza e banalizza, conferisce il valore certo di una situazione a discapito di tale forza distruttrice. Laddove la precisione si può addentrare, traccia un disegno «con discrezione e attenzione e cautela» da confrontare con altri disegni, laddove il silenzio e il vago dettano legge ci si avvicina il più possibile «col rispetto di ciò che le cose (presenti o assenti) comunicano senza parole». Una delicata e intelligente ammissione di finitezza che svuota la prepotenza di slogan portatori arroganti di false certezze.

Il quarto valore è la visibilità.

«Quale sarà il futuro dell’immaginazione individuale in quella che si usa chiamare “la civiltà dell’immagine”? Il potere di evocare immagini in assenza continuerà a svilupparsi in un’umanità sempre più inondata dal diluvio delle immagini prefabbricate? Una volta la memoria visiva di un individuo era limitata al patrimonio delle sue esperienze dirette e a un ridotto repertorio di immagini riflesse dalla cultura; la possibilità di dar forma a miti personali nasceva dal modo in cui i frammenti di questa memoria si combinavano tra loro in accostamenti inattesi e suggestivi»

Calvino si riferisce alla capacità di creare immagini nitide e di valore con la letteratura. Se la società odierna si può rispecchiare nel cartellone pubblicitario dell’hamburger del McDonald’s è perché l’immagine in generale ha un valore tale da essersi impossessata della nostra vita. Il prodotto che vende, come si è visto, è il prodotto che si rende più visibile, spettacolare, che sa farsi notare dalla massa nell’oceano dei prodotti. In questo l’immagine è essenziale, si presenta come la facciata, lo specchio del prodotto: il problema è che, al fine di attirare, si tende a migliorare l’icona reale dell’oggetto, a renderla più appetibile, piacevole, perfetta, arrivando così a creare un idolo. Quasi si potrebbe ipotizzare che la nostra società sia un insieme di falsi idoli, composti per vendere, dai quali siamo continuamente attratti  e trascinati come alghe in balia della corrente delle mode. I modelli da seguirsi non sono certamente quelli patriarcali, ma sono quelli pubblicizzati dai media in immagini idilliache, poiché la nostra immaginazione rielabora le immagini che percepisce con maggiore visibilità e insistenza: chi può salvarsi dal bombardamento mediatico?  La letteratura, quella che non rincorre le classifiche di vendita, può aiutare a ristabilire il giusto rapporto immagine-oggetto/soggetto, usando l’immaginazione «come identificazione con l’anima del mondo». Lo scrittore deve perciò essere libero da vincoli editoriali per creare immagini di qualità, percorribili e indagabili. Icone mobili, che si combinino, si associno: «attorno a ogni immagine ne nascono altre, si forma un campo di analogie, di simmetrie, di contrapposizioni», un’arte combinatoria che incastra figure e parole. Una pagina è un insieme di «segni allineati fitti fitti come granelli di sabbia» che «rappresentano lo spettacolo variopinto del mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto». La falsa icona è come uno specchio apparentemente limpido che lascia intravedere una dimensione ideale, ma che respinge col vetro chiunque tenti poi di scendere in profondità: è in definitiva un sentiero impercorribile. La vera icona, quella che la “buona” letteratura può proporre, è come una torbida pozzanghera che riporta, con infiniti vasi comunicanti, ad altre torbide pozzanghere solo infilando il piede dentro e restandone inzuppati.

Il quinto valore è la molteplicità.

«Quella che prende forma nei grandi romanzi del XX secolo è l’idea d’una enciclopedia aperta, aggettivo che certamente contraddice il sostantivo enciclopedia, nato etimologicamente dalla pretesa di esaurire la conoscenza del mondo rinchiudendola in un circolo. Oggi non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima»

Oggigiorno circoscrivere un qualcosa significa affossarlo, insabbiarlo, emarginarlo. La comunicazione moderna ha aperto il mondo e la letteratura deve aprirsi con esso: laddove internet unisce le sue pagine web con collegamenti ipertestuali, anche la letteratura dovrebbe considerare quel che Calvino chiama «iper-romanzo», ossia «un principio di campionatura della molteplicità potenziale del narrabile, una specie di macchina per moltiplicare le narrazioni» che renda «il senso delle potenzialità infinite». Insomma il plot non può più contenere una periferia del mondo, ma deve comunicare con più mondo possibile ed essere la connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose. Come se la sfida per la letteratura fosse il riuscire a trovare una trama da tessere tra i vari saperi differenti, cercare di cogliere una visione plurima della sfaccettatura dei codici. L’io odierno di per sé è una combinazione di esperienze disparate vissute o acquisite, un insieme di letture, informazioni e saperi sparsi, perciò chi scrive deve far riflettere la propria essenza data da molteplici fattori, pronto a rimescolarli e a riordinarli in tutti i modi possibili. La letteratura come «un sistema d’infinite relazioni di tutto con tutto»: un viaggio in cui non si saprà, ne mai si troverà, la destinazione.

Il sesto valore è la coerenza.

«L’universo si disfà in una nube di calore, precipita senza scampo in un vortice d’entropia, ma all’interno di questo processo irreversibile possono darsi zone d’ordine, porzioni d’esistente che tendono verso una forma, punti privilegiati da cui sembra di scorgere un disegno, una prospettiva. L’opera letteraria è una di queste minime porzioni in cui l’universo si cristallizza in una forma, in cui acquista un senso, non fisso, non definitivo, non irrigidito in un’immobilità mortale, ma vivente come un organismo»

L’atto di iniziare un’opera letteraria implica il dover, «dall’infinita abbondanza degli eventi sensibili, metterne a fuoco uno in particolare, e svilupparlo poi con i suoi principali presupposti in modo tale che possa essere rappresentativo di quell’abbondanza infinita». Una selezione che lo scrittore fa scegliendo tra il mondo, individuando la sua storia e la sua direzione propria: se in un tempo remoto ci si affidava alle Muse affinché sostenessero l’autore nell’arduo compito del narrare, via via la letteratura ha svuotato d’importanza il fardello d’iniziare per proseguire in media res col flusso degli eventi. Se un tempo la narrazione doveva essere compatta, solida, con un inizio e una fine, con la contemporaneità questa si fa sciolta e libera come il moto incessante dell’elettrone che non trova necessariamente il punto di partenza o di arrivo: «non sente più il bisogno di segnare l’ingresso nell’opera con un rito o una soglia che ricordi ciò che resta fuori dall’opera». L’ansia di stabilità si è fatta claustrofobia, il soffocante ripararsi dall’infinito dispersivo del cosmo ha partorito la forza di affrontarlo e di accettarlo in tutta la sua estensione. Il valore non sta più nel confine, ma nella sequenza, nell’anelarsi di traiettorie senza specificarne l’origine. La coerenza sta nel costruire bene e diritti i muri del grande labirinto in cui si intende far perdere il filo.

Scrivere oggigiorno, per quanto sia un atto accessibile a tutti, per farlo bene richiede ancora l’istinto e la preparazione dell’animale-scrittore che osserva il mondo prima da vicino, poi da lontano, poi di lato, ne scorge la maglia rotta, il pezzo mancante, il filo spezzato, e lo comunica e lo fa comunicare.

di Daniele Franco

6

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Posted in: Letteratura, Percorsi tematici, Recensioni Libri |

2 Commenti a “Le lezioni di Calvino”

  1. serena scrive:

    Articolo splendido sotto ogni aspetto, fa venire voglia di darsi pienamente alla scrittura e di soddisfare quel bisogno di letteratura che spesso celiamo ma che ci permette di “affrontare e accettare l’ infinito dispersivo del cosmo”, come giustamente scrivi. Grazie!

    • Daniele Franco scrive:

      Grazie a te per esserti presa il tempo e la pazienza di leggerlo, riuscendo a cogliere, infine, esattamente il punto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers:

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: