Arts and Culture Magazine

Le ceneri di Rino

14 luglio 2012 by Lorenzo Berti
Cosa accade quando nella mente di uno studente due grandi artisti si incontrano, e per la prima volta si confrontano

Molto spesso la nostra mente ci porta ad associare persone, cose, luoghi e fatti in modo involontario, raccogliendo frammenti delle più disparate esperienze ed unendoli come i tasselli di un puzzle; ed è proprio da una di queste impreviste associazioni che ho tratto ispirazione per l’articolo che segue.

Da studente di lettere quale sono, recentemente ho avuto modo di approcciarmi alla lettura di una raccolta di poesie finora per me quasi aliena: Le ceneri di Gramsci (1957) di Pier Paolo Pasolini. Lo sforzo per penetrare tutte le sfumature, tutti i messaggi e le riflessioni che lo scrittore bolognese ha disseminato non ha tuttavia impedito che questa raccolta di poemetti esercitasse su di me un incredibile fascino.

Nell’opera è narrato il percorso di maturazione intellettuale del poeta attraverso la sua vita quotidiana nella povera, proletaria borgata romana ed il suo rapporto di uomo colto con le masse, per lui da sempre inscrivibili nel sottoproletariato.  Leggendo i versi pasoliniani, ed in special modo quelli riferiti a questo disagiato e vitale strato sociale, l’unico veramente puro ed autentico nei propri sentimenti, continuavano ad affiorare nella mia mente tre parole: represso, calpestato, odiato; ma senza troppo curarmene ho continuato la mia lettura.

È stato poi approfondendo l’analisi del poemetto che dà il titolo alla raccolta (Le ceneri di Gramsci) – in cui il poeta, davanti alla tomba di Gramsci, esprime il suo essere allo stesso tempo favorevole e contrario alle teorie del pensatore sull’evoluzione sociale della massa proletaria – che hanno iniziato a risuonare nella mia mente i versi di una oramai vecchia e classica canzone, tuttavia quanto mai attuale: Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano (1976, dall’omonimo album).

A posteriori penso che il testo poetico e quello della canzone abbiano molto in comune, in particolar modo riguardo la figura dell’oppresso. Ciò che Pasolini amava profondamente del popolo era la sua vitalità, la sua purezza ed il suo avere principi, forse banali, forse istintuali, ma ancora incorrotti; e ritengo che questi valori siano ben rappresentati nella canzone di Gaetano.

Mario, il protagonista del brano, è «declassato, sottomesso, disgregato, odiato, ecc…», tutte caratteristiche proprie del sottoproletariato, del quale incarna anche la purezza e la semplicità («mio fratello è figlio unico perché è convinto che Chinaglia non possa passare al Frosinone»), l’intuitiva saggezza («non ha mai criticato un film senza prima vederlo») ed il distacco da una vita intellettuale la quale spesso propina valori più di facciata che realmente profondi («è convinto che anche chi non legge Freud può vivere cent’anni»).

Ma a differenza del proletariato pasoliniano che, per il poeta , è in attesa di un miracolo sociale (sperando in un accorpamento alla classe borghese), Mario è invece felice della propria condizione: non sembra desiderare alcun cambio, niente che lo renda apparentemente diverso («non ha mai vinto un premio aziendale / non ha mai viaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona»); ed è forse proprio questa la caratteristica che lo rende un “fratello figlio unico”.

La mia mente ha quindi viaggiato in questo modo, portandomi a creare un immaginario salotto in cui due grandi artisti potessero discutere sull’argomento che più stava loro a cuore, la povera gente. Molte sono state negli anni le canzoni di argomento simile cantate dagli autori più disparati, ma credo fermamente che nessuno sia riuscito a cogliere a pieno quella purezza e quella vitalità popolare, tanto amata da Pasolini, come Rino Gaetano nei propri pezzi.

di Lorenzo Berti Arnoaldi Veli

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Posted in: Mash ups ed esperimenti, Musica |

Un Commento a “Le ceneri di Rino”

  1. […] a leggere tutto l’articolo, e non dimenticate di lasciare un […]

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