Arts and Culture Magazine

L’Anfiteatro romano di Capua Antica

2 giugno 2013 by Redazione
Un anfiteatro dimenticato in una delle più importanti città dell’Italia antica: è l’anfiteatro Campano di Capua.

In Campania tra le tante attrazioni culturali ve ne è una molto, troppo spesso, ignorata: l’Anfiteatro romano di Capua antica, città che oggi porta il nome di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Capua fu nell’antichità un centro particolarmente vitale tanto che Cicerone la definì Altera Roma1, mentre da Livio venne considerata la più grande e ricca città dell’Italia della metà del IV secolo a. C.2 Sorgeva infatti tra i fiumi Volturno a ovest, Clanis a sud e il monte Tifata a nord: posizione ideale per i commerci e la fioritura di una rigogliosa agricoltura. La sua storia inizia ben prima dei romani: li precedono osci, etruschi, sanniti, greci. La storia non manca, ed è ripercorribile visitando il Museo Archeologico dell’antica Capua che riunisce i reperti e gli oggetti d’arte più interessanti di tutta la città antica. Soprattutto Capua offre oggi grandi emozioni con il suo anfiteatro: paragonabile al Colosseo (le misure sono circa le stesse), secondo alcuni studiosi proprio Capua offrì il modello di riferimento per la costruzione dell’Anfiteatro Flavio. La datazione esatta dell’anfiteatro campano è incerta e discussa. Secondo gli studiosi Mazzocchi, Pellegrino e Iannelli venne costruito dalla colonia romana Iulia Felix Augusta e successivamente ingrandito e restaurato dagli imperatori Adriano (117-138) e Antonino Pio (138-161). Questa ipotesi venne formulata sulla base del ritrovamento, nel settembre 1726, di un’iscrizione ai piedi della porta meridionale. L’iscrizione, mutila, venne così integrata dal Mazzocchi:

[COLONIA. IV]LIA. FELIX. AVG[VSTA CAPVA]
FECIT
[DIVVS. HAD]RIANUS AVG. [RESTITVIT]
[IMAGINES. E]T. COLVMNAS AD [DI. CVRAVIT]
[IMP. CAES. T. AEL]IVS. HADRIANV[S. ANTONINVS]
[AVG.] PIVS. DEDICAVI[T] 3

Gli studiosi Rucca e Maciariello d’altro canto attribuiscono all’anfiteatro un’età maggiore ma riconoscono alla colonia Giulia il merito di averlo rifatto e agli imperatori Adriano ed Antonino di averlo ampliato e adornato (Adriano fece costruire il propileo mentre Antonino fece aggiungere le statue). Ad avvalorare questa tesi, al di sotto della struttura giunta fino ai nostri giorni sono state rinvenute tracce di un precedente anfiteatro databile alla fine del II-inizio del I secolo a.C. Inoltre a Capua aveva sede la scuola gladiatoria di Lentulo, da dove nel 73 a.C. scoppiò la rivolta servile guidata dal trace Spartaco: è dunque impensabile una Capua antica dotata di una scuola gladiatoria ma priva di un anfiteatro in cui dare spettacolo.

L'Anfiteatro visto dall'alto

La forma dell’edificio è ellittica, l’asse maggiore misura 170,28 metri e l’asse minore 139,92; in altezza raggiunge i 46,06 metri. L’arena presenta le stesse identiche dimensioni di quella del Colosseo: è lunga 76,29 metri e larga 45,93.

L’anfiteatro, costruito col travertino proveniente dalle cave del monte Tifata, sorgeva su una piattaforma e vi erano quattro porte principali: due maggiori, che corrispondevano all’asse maggiore con direzione Nord-Sud, e due minori, corrispondenti all’asse minore Est-Ovest. L’entrata principale era la porta meridionale. Oggi si possono riconoscere la porta settentrionale e meridionale; quella occidentale è completamente abbattuta e interrata. L’edificio appariva formato da tre ordini di arcate sovrapposte sormontate da un quarto piano costituito da una parete. Le arcate del primo piano immettevano in un doppio portico che girava attorno a tutto l’edificio: era aperto, sostenuto da pilastri e coperto a volte. I pilastri esterni del primo, secondo e terzo piano erano decorati di mezze colonne addossate che sorreggevano le trabeazioni. La parete del quarto piano era decorata, in corrispondenza delle sottostanti mezze colonne, di altrettante lesene, e tra queste si aprivano delle finestre. Queste ultime illuminavano un corridoio che girava attorno all’anfiteatro e serviva da ripostiglio del velario (maneggiato dai marinai della flotta di Baia), impiegato per proteggere gli spettatori nelle giornate di maltempo e quale elemento che favoriva l’acustica. Sugli ordini architettonici della facciata gli studiosi si trovano in disaccordo: alcuni sostengono che fossero compresenti gli ordini tuscanico, ionico, dorico e corinzio, altri invece solo il dorico. L’ipotesi più probabile, sostiene il Maciariello, è che l’ordine dorico fosse impiegato nel quarto piano dove, vista l’altezza, le raffinatezze artistiche non si sarebbero potute apprezzare, e che negli altri piani fossero presenti più stili: ipotesi avvalorata dal confronto con altri monumenti del tempo di Adriano, quali l’Anfiteatro Flavio e il teatro di Marcello. La chiave di ogni arco era adornata da un busto a bassorilievo di divinità, come ci testimoniano i due ancora in loco raffiguranti Diana e Giunone. Statue intere si trovavano invece nei vani archeggiati dei piani superiori. Se ne conservano tre esposti al Museo Nazionale di Napoli: Adone o Apollo di Capua, Afrodite o Venere di Capua, Psiche.

L'entrata dell'Anfiteatro

Intorno all’edificio gira un lastricato in travertino largo 13,20 metri e, salendo un gradino, si entra nel doppio portico che si appoggia, verso l’interno, ad una grande cinta laterizia. A questa seguono: il primo corridoio, la seconda cinta laterizia, il secondo corridoio e infine la terza cinta che sostiene il podio. L’arena è chiusa da un muricciolo che sostiene il podio ed è contornata da un corridoio ellittico che si unisce con un corridoio longitudinale parallelamente al quale corrono altri due corridoi rettangolari. I sotterranei sono ben godibili oggi e assumono le sembianze di un labirinto. Pilastri di mattoni che si ergono su una zoccolatura di travertino sostengono le volte su cui poggia l’arena. Otto corridoi longitudinali si intersecano con otto trasversali e in tutto si contano quarantadue stanze. Le belve destinate agli spettacoli gladiatori venivano trasferite, tramite un tunnel sotterraneo, dall’edificio detto Catabolo ai sotterranei ed entravano nell’arena tramite le scale. Gli spettatori infine trovavano posto nella cavea, distinta in bassa (il podio), media (le gradinate di marmo) e alta: in tutto vi erano dai 45.000 ai 50.000 posti.

In epoche più recenti l’edificio venne in larga parte spogliato e le sue pietre vennero impiegate per la costruzione del Duomo e del campanile di Capua nuova; molte colonne si trovano nell’atrio dell’Episcopio capuano e trenta, di granito orientale, si trovano oggi nella basilica di Capua nuova. Molti dei suoi ornati abbellirono invece i palazzi della città.

Un monumento di questa imponenza e importanza è oggi poco valorizzato: valgono ancora infatti le tristi parole che l’archeologo Giacomo Rucca indirizzò a Francesco I di Borbone nel 1828: Sire, l’Anfiteatro Campano declinava di giorno in giorno. Le ingiurie degli uomini, più che del tempo, pareano minacciare ormai la ruine delle sue ruine4. E ingiuria attuale è permettere che un monumento di questa importanza possa decadere ed essere dimenticato sepolto dalle sterpaglie che lo circondano e lo insidiano.

di Giulia Buscaroli


1 «[…] Tunc illud vexillum Campanae coloniae vehementer huic imperio timendum Capuam a viris inferetur, tunc contra hanc Romam, communem patriam omnium nostrum, illa altera Roma quaeretur. » (Cicerone, De lege agraria, cap. 86).

2 Tito Livio, Ab Urbe Condita

3 La Colonia Giulia Felice Augusta Capua fece, il divo Adriano Augusto restaurò e curò vi si aggiungessero le statue (o il propileo) e le colonne l’imperatore Cesare T. Elio Adriano Augusto Pio dedicò. (Fu il Rucca a suggerire che al posto di imagines dovesse trovarsi il termine propilaeum).

4 Giacomo Rucca, Descrizione di tutti i monumenti di Capua Antica.

5

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Posted in: Architettura, Arte |

Un Commento a “L’Anfiteatro romano di Capua Antica”

  1. […] a leggere il post su Clamm, e lasciateci un commento su questo, o sullo stato in generale del patrimonio artistico e […]

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