Arts and Culture Magazine

La nobiltà degli umili – Il realismo praghese di Jan Neruda

1 dicembre 2011 by Alessio Costarelli
Attraverso brevi storie piene di poesia, uno sguardo ad una Praga ottocentesca oramai definitivamente scomparsa, ma che la semplice penna d’un dotatissimo narratore fa rivivere ad ogni pagina come in vecchie fotografie ingiallite di ricordi lontani.

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Chi abbia visitato Praga non avrà difficoltà a rammentare quella ripida via, quel litico torrente che dai vicoli dell’antico quartiere di Malá Strana si inerpica alla volta del Castello, simbolo, quest’ultimo, di fede per i praghesi (con la stupenda cattedrale di S. Vito) ed emblema d’angoscia per i lettori di Kafka in tutto il mondo. Tale strada sinuosa, lastricata di storia e tradizioni, pregna di un suggestivo e flebile profumo di passato quasi del tutto dissolto, è l’ambientazione prima di una delle più toccanti e poetiche sillogi di racconti che la letteratura europea abbia prodotto.

Per la letteratura in lingua ceca Jan Nepomuk Neruda (1834-1891) è autore innovativo e fondamentale, ma stranamente quasi del tutto sconosciuto ed ignorato fuor dei suoi confini nazionali: eppure, ben noto ai lettori di tutto il globo è il grande poeta cileno Pablo Neruda, che scelse il suo nome d’arte proprio in omaggio allo scrittore praghese. Laureato in filosofia, prolificissimo autore di feuilletons (appendici letterarie di un giornale, non però elzeviri, quanto veri e propri racconti o romanzi) e gran viaggiatore per conto del giornale per cui lavorava, Jan condusse una vita all’insegna della povertà e della solitudine, costellata di frustrazioni letterarie e di amori sfumati nel silenzio cui la biografia di Kafka non ha nulla da invidiare. Poeta a lungo incompreso ed osteggiato dalla critica, ebbe più fortuna come narratore ed il suo nome si legò indelebilmente al delicato quartiere natio, Malá Strana, che grande affetto gli dimostrò alla sua morte.

Povìdky malostranské (“I racconti di Malá Strana”), pubblicato nel 1878, è un mosaico di volti, parole e sentimenti che va a comporre la realtà di quello che è stato spesso definito «il più magico quartiere della magica Praga»: è un dipinto, realizzato con pennellate posate e sincere, che mira a descrivere la vita di un’umile realtà cittadina ottocentesca, un mondo nel mondo con le sue poesie, le sue illusioni e quel profondo umanismo che, nel bene o nel male, accomuna tutti i popoli nel loro universale essere uomini.

Sullo sfondo di una Praga soggetta al dominio austriaco in cui coesistono e si compenetrano la vivacità culturale di una grande capitale europea e la semplicità quasi contadina di un paese di campagna, in cui lingua e tradizioni locali convivono, spesso nettamente divisi, con quelli dei dominatori tedeschi, il tutto immerso nella cornice cronologica di quei tumultuosi anni a cavallo della metà del secolo dai cui ribollenti patriottismi la quotidianità malastranese è qui appena lambita, la raccolta si scompone in piccole unità sentimentali che, focalizzandosi volta per volta su singoli personaggi, vanno poi a costituire il quadro visibile di quella particolarissima realtà di quartiere. Il tutto ruota attorno agli abitanti della lunga Ostruhová ulice, via che dal cuore di Malá Strana si snoda fin su alla cattedrale di S. Vito. Scorrendo le pagine, si incontrano personaggi della più varia natura: dai signori Ryšánek e Schlegl, animi opposti e complementari che nell’abitudine alla reciproca antipatia trovano, senza ammetterlo, la loro vera forza ed amicizia, alla sensibile signora Ruska, vedova e prototipo assoluto di pettegola che si intrufola a tutti i funerali pur di mostrarsi commossa ed al contempo sparlare del morto e parenti; dal signor Rybář, detto Hastrman, col suo sogno d’infinito e le sue pietre, che credeva preziose come la libertà data dalla vista dell’orizzonte marino, senza invece riuscire a comprendere la ricchezza nell’affetto di una famiglia, al signor Vorel, vittima incolpevole di una società (o meglio, in questo caso, comunità) chiusa e degli ottusi pregiudizi verso coloro ad essa estranei; dai quattro amici che si ritrovano sui tetti al chiaro di luna per parlare delle loro vite e, così, della stessa Malá Strana, ai due giovani il cui amore nasce dal dolore per una perdita; dalla signorina Máry, che ritualmente ogni anno, nel giorno dei morti, commemora l’amore dei due pretendenti che rinunciarono a lei per la loro reciproca amicizia, al signor Vojtíšek, che da rispettato mendicante cade in miseria pagando innocente il peso delle malelingue. La raccolta si apre e si conclude con due lunghi ed articolati racconti che potremmo definire “musivi” o “tessellati”, poiché attraverso l’ambientazione in due condominii colgono l’occasione per offrire uno sguardo d’insieme su di un nutrito gruppo di differenti tipologie umane; questi due racconti, per la descrizione di una realtà sociale molto umile, di personalità dai caratteri psicologici accentuati e, specialmente nel secondo, di un protagonista dalle reazioni impulsive e dalla personalità ambivalente interiormente combattuta, presentano caratteri che possono ricordare in qualche modo, pur con la sempre presente moderazione caratteristica di Neruda, i turbamenti e le situazioni dei personaggi dostoevskijani, senza però mai raggiungerne l’angoscia sistematica e l’abiezione patologica: benché noi per primi dubitiamo di una lettura diretta da parte di Neruda delle opere di Dostoevskij, tuttavia questa ipotesi non può essere considerata del tutto irreale, sia per la vicinanza territoriale, culturale e linguistica delle due regioni, sia perché, a differenza che nelle altre lingue europee, le opere dello scrittore moscovita furono relativamente presto tradotte in tedesco. Impossibile poi è per noi trattenerci dal notare, causa la medesima ambientazione condominiale affacciante su di un cortile interno popolato da personaggi quasi stereotipati, la somiglianza, certo non voluta, con quel capolavoro cinematografico che è La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock.

Il titolo stesso di questo ultimo racconto, “Macchiette”, ben rende l’idea del principio mimetico adottato dall’autore per descrivere i coloriti abitanti di quella straordinaria parentesi di mondo che era Malá Strana. Egli ci propone una galleria di modelli umani, differenti ed a loro modo stereotipati, “macchiette” per l’appunto, che possano costituire una compilazione il più possibile esaustiva della casistica di animi e caratteri. Nel far questo, tuttavia, Neruda si è ben guardato dal ridurre i suoi personaggi a meri burattini, a personae (ossia maschere), cui far recitare delle parti: piuttosto, si è limitato a narrarci la storia (seppur inventata) di uomini e donne esemplari, di cui si preoccupa di approfondire le sfaccettature psicologiche. L’autore ha operato in effetti una scelta stilistica non dissimile da quella di Terenzio che per il proprio teatro, mantenendo le stereotipiche maschere plautine, ne sviluppò tuttavia in senso realistico la dimensione psicologica ed emozionale, senza però rinunciare all’aspetto ludico (benché notevolmente temperato), infondendo in tal modo alla propria opera un’evidente impostazione paideutica. Lungi da ogni intento didattico, Neruda contempla invece anche la rappresentazione del lato tragico, nonché di quello stolto e negativo, della vita della comunità malastranese, sì da evidenziarne pregi e difetti.
«Les autres forment l’homme: [moi] je le récite» scriveva Michel de Montaigne e certo questo può essere considerato un tratto portante di quello che ci sentiamo di definire come il realismo intimistico di Jan Neruda, un realismo che, alla stregua dei pittori macchiaioli, vuole rappresentare fedelmente la realtà di un mondo senza tuttavia spingersi fino agli estremismi pseudo-scientifici del naturalismo francese od a giudizi deterministici (solitamente negativi) come quelli di stampo verista, ma d’altro canto senza nemmeno limitarsi all’apparenza fenomenica ed indagando invece anche l’aspetto psicologico. L’intimismo prospettico della fotografia di questo cantuccio di Boemia è per di più sottolineato dal fatto che narratore e soprattutto spettatore in prima persona di ogni storia (eccetto i due racconti alle estremità della raccolta) sia un bambino, piccolo abitante di quello splendido quartiere sempre uguale a sé stesso, che in due storie diviene perfino protagonista e nel quale non è difficile riconoscere Neruda medesimo. L’innocenza del bambino consente al lettore una visione sufficientemente distaccata della realtà cui appartiene, garantendo tuttavia una profonda partecipazione alla veridicità degli eventi.

Neruda, abbiamo già osservato, fu fortemente osteggiato dalla critica sua contemporanea e solo dopo la sua morte, secondo un copione assai frequente, se ne riconobbe l’indubbia grandezza. In anni in cui oramai i moti rivoluzionari si erano placati ed in cui la rinata letteratura ceca, abbandonato ogni protezionismo culturale, guardava senza remore alla lingua ed alla cultura tedesca in cerca di modelli da emulare, Neruda ebbe la forza e la volontà di scegliere il ceco (in un mimetismo espressivo che tenesse conto di tutte le sue sfumature locali e delle contaminazioni col tedesco, arrivando persino a rappresentarne gli errori sintattici) come lingua sia dei racconti sia, soprattutto, della poesia. Inutile dire che la scelta linguistica, insieme con quella dei temi e della società di riferimento dei suoi scritti, fece a dir poco scalpore, attirando su di lui accuse di rozzezza ed imbarbarimento letterario; ma la sua preferenza è ancor più notevole se si pensa che in quegli anni Malá Strana era la sede della burocrazia imperiale austroungarica e rappresentava a tutti gli effetti la Praga tedesca: si conferma così, soprattutto per l’epoca, quartiere emblematico dell’intera città, nella sua specifica compresenza di tradizione ed attualità.

Oggi Malá Strana, in virtù del suo presunto aspetto ancora molto tradizionale, è divenuta uno dei quartieri più turistici di Praga. L’umile e variopinta Ostruhová ulice, ora Nerudova ulice in onore di chi volle mostrar l’oro nei rossi e nei gialli d’una delicata foglia d’autunno, si è mutata, da scoscesa strada d’umili vite ricche d’altissima poesia, a ripida via d’eleganti ambasciate. Della vera natura di questo angolo praghese, altro oggi non ci rimane che qualche foto, le pagine di Neruda ed i racconti della Moldova che ne lambisce i curvi fianchi senili.

di Alessio Costarelli

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8 Commenti a “La nobiltà degli umili – Il realismo praghese di Jan Neruda”

  1. Te l’avevo già detto a voce, ma te lo ridico: mi sembra proprio che questo autore valga la pena di essere letto!
    E questo articolo ti è riuscito particolarmente bene! 😀

  2. alessiocostarelli scrive:

    Ne vale l’autore almeno quanto vale la pena di visitare Praga e la piccola Malà Strana!
    Grazie mille!!

  3. Giacomo Teti scrive:

    Non riesco a esaurire la mia ammirazione nello spazio di un commento, ma hai tratteggiato un quadro davvero poetico, e compiuto una mirabile opera di divulgazione! Tra l’altro non sapevo che Pablo Neruda avesse preso il nome da questo scrittore. Bravo!

  4. Alessio Costarelli scrive:

    Grazie!! Al solito, son tanto fruttuosi i tuoi commenti quanto graditi i tuoi apprezzamenti! Sarei in particolare interessato a qualunque giudizio, tuo od altrui, o anche meglio a qualunque provata informazione, anche se correttiva, in merito all’eventualità da me ipotizzata che Neruda conoscesse o meno le opere di Dostoevskij: solo per verificare se le mie riflessioni siano o meno del tutto da scartare.
    E tra parentesi, sono rimasto a mia volta assai sorpreso dell’omaggio di Pablo Neruda a questo meritevole e poco conosciuto autore ceco. E’ da quando mi recai a Praga, anni fa, che mi pongo questa domanda: ora che finalmente mi è nota la risposta fremevo nell’impazienza di dirlo a tutti! 😀

  5. cescocesto scrive:

    conosco pochissimo di Neruda, ma dopo aver letto questo (ottimo) articolo recupererò sicuramente qualcosa.

  6. Alessio Costarelli scrive:

    Sono contento di averti indicato una strada di lettura che spero ti appassioni. Alla prima occasione io vorrei acquistare e leggere la raccolta di racconti “Arabesky”, che dovrebbe essergli stata ispirata dai suoi numerosi viaggi nel Vicino Oriente… Ti farò sapere!

  7. Fabio scrive:

    Complimenti per l’articolo! Mi sei stato utilissimo per un esame.

    • clammmag scrive:

      Grazie mille! Sono molto contento che il mio articolo ti sia stato utile, e grazie del commento!

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