Arts and Culture Magazine

La moda dettata da un illustratore: le Gibson Girls

12 giugno 2012 by Lady Lindy
L’occhio osservatore di Charles Dana Gibson (1867 – 1944), disegnatore del Massachusetts che visse la transizione fra Ottocento e Novecento attraverso  penna e inchiostro, fra i primi a cogliere i grandi cambiamenti che avvenivano nel mondo femminile.


A Charles Dana Gibson dobbiamo la creazione, prima su carta e poi – grazie all’incredibile popolarità – in carne ed ossa, della cosiddetta Gibson Girl: personificazione della tipica bellezza americana dalla fine della Belle Époque ai primi anni del Novecento, primo standard nazionale di moda femminile riconosciuto negli Stati Uniti, e soprattutto antenata legittima di quelle che saranno le Flappers nel primo dopoguerra e le Pin-Up degli anni ’50.

Tutto comincia con delle vignette a scopo satirico. Gibson mette alla berlina le convinzioni delle classi medio-alte negli Stati Uniti dell’epoca, in primis il maschilismo, ma allo stesso tempo riesce incredibilmente ad influenzare quella stessa società e quei costumi che tanto critica. Un esempio dell’intelligenza e dell’ironia che lo resero tanto popolare da apparire in magazines come Scribner’sHarpersCollier’s The Century è la famosa vignetta The Weaker Sex (Il sesso più debole): un piccolo ometto, delle dimensioni di un insetto, è analizzato con la lente d’ingrandimento da un gruppo di entomologhe d’eccezione, ovvero delle giovani donne molto più grandi di lui.

Ancora, la nuova generazione di ragazze dimostra il suo potere sugli uomini nell’illustrazione Love in the Garden (Amore nel giardino): il fidanzato si arrende all’ordine della Gibson Girl, cioè di piantare l’albero con le radici in alto e la chioma nel terreno – nonostante la totale inutilità ed insensatezza del gesto, lui è alla mercé di lei. Una persona dominante, consapevole del suo fascino, che rende l’uomo un sempliciotto al suo cospetto e ben si adatta all’ideale delle nuove americane.

La particolarità della Gibson Girl è l’evidente ricerca di realizzazione personale, che è possibile notare anche solo dall’espressione orgogliosa. Calma, indipendenza, fiducia in lei stessa, ciò che porrà le basi per la futura emancipazione femminile – eppure, in questa fase della società non troveremo mai una Gibson Girl impegnata per il suffragio universale o per la parità dei diritti. Tutt’al più, facendo parte delle classi sociali più agiate, si può battere per avere un’istruzione adeguata o per trovare un buon marito da sposare indipendentemente dall’opinione dei genitori (cfr. l’illustrazione The Crush , La “Cotta”).

Passando dal piano “carta e inchiostro” a quello “carne e ossa”, possiamo nominare diverse donne che hanno ispirato Charles Gibson, o ne sono state ispirate a tal punto da renderlo il creatore di un nuovo genere di bellezza. Le testimonial, se così si può dire, erano senza dubbio la viscontessa Nancy Astor (si dice sia stata la modella originale), la giovanissima Evelyn Nesbit, l’attrice Camille Clifford e le stesse donne nella famiglia dell’artista. Le caratteristiche tradizionalmente associate al loro modo di vestirsi ed atteggiarsi saranno quelle tipiche dell’epoca intera.

La linea della figura femminile è imprescindibilmente ad S: ampi il seno e i fianchi, punto vita filiforme e innaturale, enfatizzato dal corsetto cosiddetto swan-bill  (con rigide stecche che forzavano il busto in avanti e il fondoschiena alzato all’insù). L’idea d’insieme era essenzialmente quella di gioventù e bellezza effimera, da valorizzare nei minimi dettagli: il collo magro, quasi da cigno, era mostrato grazie ai capelli raccolti in uno chignon. La parte frontale della chioma era cotonata in un bouffant, ereditato poi nella moda anni ’60, con ciuffi di media lunghezza gonfiati secondo lo stile di Madame de Pompadour (la pettinatura, infatti, è omonima).

Questa donna alla moda, sempre sicura di sé stessa e in un certo senso provocante, vide sfiorire il suo successo durante la Prima Guerra Mondiale: non era più tempo di ottimismo e sottile ironia, bensì di cinismo e disincantato realismo.  Ma nei momenti più insospettabili, la sua eredità fu fonte di ispirazione per altri modelli femminili; le Flappers andranno oltre, per non parlare delle Pin-Ups, già incredibilmente previste da Gibson in una delle sue illustrazioni, dal titolo inequivocabile: Pin-Ups on the beach (Pin-Ups sulla spiaggia).

di Lady Lindy

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Posted in: Moda, Percorsi |

Un Commento a “La moda dettata da un illustratore: le Gibson Girls”

  1. […] TUTTI! Scordavo di linkarvi il mio ultimo articolo per Clamm Magazine sulle Gibson Girls, e quello sulla scuola e il terremoto per HeyKiddo. Sarebbe stato un dolore per […]

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