Arts and Culture Magazine

The Warriors – Un’opera classica in salsa pop

23 settembre 2012 by Lorenzo Berti
Per molti oramai un film di culto, I Guerrieri della notte cela un’inaspettata anima classica rivista e rielaborata in chiave moderna. Gli esempi della storia nella New York underground delle gang giovanili.

Opera cinematografica ormai di culto, il film del 1979 I Guerrieri Della Notte (in originale The Warriors) cela dietro alla sua origine una fonte classica, l’Anabasi di Senofonte.

Nel film diretto da Walter Hill ed ispirato all’omonimo libro di Sol Yurick, l’opera dello scrittore greco viene ripresa e tradotta nel contesto delle bande giovanili newyorkesi degli anni Settanta.

La storia narra di una serata tutta particolare per la gang appartenente alla zona di Coney Island, i “Guerrieri”: l’occasione è quella di un raduno nel Bronx, organizzato dal carismatico Cyrus, capo della più grande gang della città (i Riffs), il cui utopistico scopo è quello di riunire sotto la sua ala tutte le centinaia di singoli gruppi, e così dominarla. Possiamo quindi per prima cosa notare agevolmente come la figura dei Guerrieri sia accostabile a quella dei Diecimila di Senofonte,  reclutati da Ciro il Giovane per usurpare il trono achemenide al fratello Artaserse II; ed è proprio a Ciro che possiamo accostare la figura di Cyrus ed il suo progetto di “conquista del regno cittadino”.

Parallelamente alla morte di Ciro nella battaglia di Cunassa (401 a.C.), anche nella pellicola si verifica l’inaspettata morte del carismatico leader; così, durante il discorso che sta tenendo davanti alle gang riunite, Cyrus è ucciso da un colpo sparato dal centro della folla: risulta subito evidente allo spettatore che a compiere l’omicidio è stato il capobanda dei Rogues (altra gang ivi accorsa), ma grazie al favore del trambusto questi riesce a rimanere impunito. Tuttavia, proprio l’assassino decide di attribuire la colpa del misfatto ai Guerrieri accusandoli davanti a tutti mentre questi, ignari, si stanno allontanando dalla zona.

Inizia così il viaggio di ritorno dei protagonisti verso la loro casa a Coney Island.  Fin da subito il ritorno si rivela più difficile del previsto: tutte le gang avversarie, infatti, inferocite per l’omicidio, cercano di intercettare i Guerrieri e di catturarli; e proprio come i Diecimila affrontano gli attacchi delle varie popolazioni ostili nel loro tragitto per tornare a casa, così i protagonisti dovranno vedersela con le differenti bande appartenenti ai rispettivi territori.

Vero e proprio fulcro del film, il viaggio si articola in varie tappe, tutte scandite dal passaggio per un quartiere diverso e lo scontro con la gang predominante. Durante questo iter abbiamo modo di incontrare le diverse bande, tutte caratterizzate da uniformi ed usi diversi, veri e proprio manifesti di cultura popolare, con colori accesi e raffiguranti mode di ogni sorta; tra tutte, la scena del raduno è forse la più vivace: in essa i vari colori delle divise dipingono una vera e propria tela pop che lascia lo sguardo dello spettatore assolutamente estasiato.

In questo multiforme assembramento, incontriamo molti esempi diversi quali gli Orfani, gang di trovatelli, dalle divise verdi e trasandate, che si distinguono per la loro codardia; i Baseball Furies, vestiti da giocatori di baseball, armati di mazze e caratterizzati dal volto dipinto, ma nonostante le minacciose apparenze si rivelano meno ostici del previsto; i Punks, con un look molto modaiolo a discapito del loro nome. Con quest’ultimi i Guerrieri ingaggiano una lotta all’ultimo sangue nei bagni di una stazione; in tale occasione, il regista riesce a costruire quella che è forse una delle migliori scene di guerriglia urbana nella storia del cinema: la sua straordinaria potenza, oltre che nella frenesia dell’azione, consiste a mio parere nell’umanizzazione che riesce ad infondere ai personaggi pur nel bel mezzo della lotta; essi non sono spietati guerrieri che si stanno massacrando con altri avversari, bensì uomini disperati e pronti a tutto pur di tornare a casa; è un messaggio, questo, che   lo spettatore coglie con grande efficacia.

All’interno di una narrazione così vivace, moderna, eppur intessuta di echi lontani, possiamo inoltre trovare alcuni elementi che possono perfino rievocare l’epica: ad esempio, la voce radiofonica di “Dolly”, una novella messaggera quale l’olimpica Iris che tiene aggiornate tutte la gang sui progressi compiuti dai Guerrieri e dedica loro canzoni di scherno (per esempio Nowhere to run di Arnold McCuller); oppure la gang femminile delle Lizzies, che con l’offerta di alcool e sesso riescono a circuire alcuni membri dei Guerrieri, i quali saranno poi riportati alla realtà dal più giovane e saggio di loro, proprio quando oramai i suoi compagni stanno rischiando la vita (episodio che riporta subito alla mente quello di Ulisse e del suo equipaggio nell’isola dei lotofagi [Od. IX, vv. 82-104]).

Dopo una lunga notte scandita dal suono di battaglie e di morte, i protagonisti riescono finalmente a tornare a casa, ed è qui che, con tocco magistrale, una frase sintetica e potente, sarcastica e schietta come un lampo, praticamente un’epigrafe, segna a mio giudizio il vertice qualitativo della sceneggiatura: Swan, capo della banda, osservando lo skyline delineato dai palazzi del quartiere in cui, pur tra tanti affanni, è riuscito a far ritorno, sbotta: «Guarda che posto di merda… e abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci!». Come uno sparo! In un sol colpo, in pochi secondi l’intera estasi per il ritorno si infrange in mille schegge taglienti e, d’improvviso, sprofonda di nuovo tutti i presenti nella squallida realtà della periferia newyorkese, dalla quale, forse, non esiste viaggio o lotta che possa condurre ad una catarsi.

Il film volge poi a conclusione con l’attesissimo scontro con i veri colpevoli dell’omicidio, i Rogues, e l’inevitabile risolversi della vicenda.

Una menzione speciale merita la colonna sonora: tramite l’espediente del programma radiofonico di Dolly, infatti, il regista inserisce pezzi ritmati e funky che scandiscono le tappe del ritorno verso casa dei Guerrieri. In generale, è una colonna sonora che non può certo definirsi ricca e variegata: consta di pochi pezzi ripetuti, eppure tutti ben scelti e collocati nelle parti del film, così da risultare senza dubbio per chi ascolta.

È questo, per me, un film assolutamente da vedere, imperdibile, sia per la particolarità del progetto nella sua attenta trasposizione di un’opera e di una cultura classica in chiave moderna, sia per la bellezza del quadro d’insieme, della descrizione (anche se in parte estremizzata) della situazione giovanile in un epoca, in un milieu ben precisi. Ma soprattutto, il film è notevole per lo straordinario e variegato sfondo di cultura pop che riesce a mostrare con un grande realismo venato di un’acuta carica satirica profondamente critica.

 di Lorenzo Berti Arnoaldi Veli

5

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Posted in: Cinema e Teatro, Recensioni Film |

Un Commento a “The Warriors – Un’opera classica in salsa pop”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow

Get every new post on this blog delivered to your Inbox.

Join other followers:

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: