Arts and Culture Magazine

Decameron 2000

23 gennaio 2012 by Lorenzo Berti
Cavie: il romanzo in cui lo statunitense Chuck Palahniuk lancia la sfida intertemporale a Boccaccio, scrivendo un’opera strutturata come quella del maestro toscano, ma con tematiche legate ai giorni nostri.

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Ritiro per scrittori: abbandona la tua vita per tre mesi”.

Quale scrittore, o sedicente tale, non si farebbe attrarre da un annuncio simile? Tre mesi di pace e tranquillità per produrre il manoscritto della vita, il tanto agognato capolavoro che imprimerà il suo nome nella storia.

Sono queste le premesse di Cavie (2005) settimo romanzo dello scrittore americano Chuck Palahniuk; il suo primo successo letterario, quel celebre Fight Club (1996) dal quale è stato tratto il fortunatissimo film omonimo, lo proiettò nell’olimpo degli scrittori più promettenti d’America, non solo grazie ad un soggetto sconvolgente ed assurdo, ma anche ad uno stile particolare e personale. Palahniuk ha poi dimostrato di non avere un’unica cartuccia da sparare, pubblicando infatti quelli che diventeranno i suoi libri più apprezzati: Survivor (1999), Invisible Monsters (1999), Soffocare (2001) e Ninna Nanna (2002).

Dopo il passo falso col poco ispirato Diary (2003), Palahniuk sforna Cavie, il suo personalissimo Decameron. Quest’opera, dalla struttura boccaccesca e ambientata nel mondo contemporaneo, si confronta con i nostri giorni, annientandoli e criticandoli, evidenziandone contraddizioni e assurdità.

Nell’opera dell’americano  non è la peste la causa della reclusione dei narratori, ma un annuncio per il quale ventuno differenti personaggi accettano di farsi recludere in un vecchio teatro dismesso, per la bellezza di tre mesi. Lo scopo della reclusione è dedicarsi completamente alla scrittura, senza farsi distrarre dalla frenesia della vita di tutti i giorni, così da poter scrivere qualcosa che gli porti la fama tanto desiderata. La completa incapacità dei protagonisti di produrre qualcosa di originale, unita alla scoperta che il raduno non è altro che un esperimento per vedere quali siano le reazioni umane ad una reclusione temporanea dalla realtà esterna, li porta ad accordarsi per creare una storia comune: fingono di essere stati segregati nel teatro dall’organizzatore, e di essere stati da lui torturati; chi sopravvivrà potrà raccontare la propria storia in televisione. Questo accordo porta il degenerare della vicenda, seguono automutilazioni e sabotaggi vari, in modo da renderla il più cruda possibile, così che possa attrarre maggiore attenzione una volta terminati i tre mesi.

Ma il centro del romanzo sono i personaggi, di cui non conosciamo il vero nome: ce li individuano solo nomi parlanti come Chef Assassino, Agente Lingualingua, Lady Barbona, ecc.. ed ovviamente le loro storie, che non vengono narrate in base ad una tematica giornaliera, ma giorno dopo giorno, a seconda di chi si fa avanti; non è chiaro se siano di fantasia o legate al passato di chi le narra, ma è attraverso esse che ci facciamo un’idea di chi ci troviamo “davanti”. I racconti, in puro stile palahniukiano, spaziano dalla macabra comicità di “Budella”, in cui San Vuotabudella racconta di come i suoi maldestri tentativi di autoerotismo estremo gli abbiano portato una perenne menomazione; allo squallore di “Postproduzione”, in cui la Signora Clarck confida di aver provato a rilanciare la propria vita con un fallimentare progetto pornografico; o addirittura alla sconvolgente confessione di un assassino seriale in “Collocazione del prodotto”.

Il filo conduttore che unisce tutte le vicende è il fatto che narrino di una sconfitta; i protagonisti sono sopraffatti dalla vita, poichè non sono riusciti ad ottenere il successo che desideravano, o hanno perso tutto ciò che avevano ottenuto. Il raduno gli si presenta quindi come l’ultima possibilità per combinare qualcosa, una chance di riscatto dal passato. La reclusione ed il raduno, inoltre, non sono altro che un richiamo ai moderni reality show, qui profondamente criticati. La perdita di inibizioni e la violenza in cui la vicenda degenera possono essere facilmente visti come una critica a questa industria ed a tutto ciò che le gira in torno, con persone disposte a tutto pur di apparire ed ottenere i canonici cinque minuti di fama. La società dell’apparire ad ogni costo viene quindi analizzata dal suo interno ed abilmente portata all’estremo dall’autore, che descrive conseguenze terribili e, forse, non troppo improbabili: è una critica che ancora vale a 7 anni di distanza dalla sua pubblicazione, e che fa riflettere su un mondo votato più all’apparenza che alla sostanza.

Se pur sempre originali e fuori dal coro, le successive opere di Palahniuk non hanno mai convinto a pieno la critica ed i fan di vecchia data, lasciando il più delle volte l’amaro in bocca ed un retrogusto di “già letto” che nell’opera di un autore così particolare ed innovativo tanto meno dovrebbe risultare.

Straordinario ritratto dell’età contemporanea e del costante desiderio di una “scalata sociale” agognato dai più, Cavie si presenta come un bellissimo romanzo non solo dal punto di vista della tematica, ma anche per il valore artistico dell’impresa dell’autore che, consciamente o no, in questo romanzo sfida apertamente il nostro Boccaccio.

di Lorenzo Berti Arnoaldi Veli

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Posted in: Recensioni Libri |

3 Commenti a “Decameron 2000”

  1. Giacomo Teti scrive:

    Gran bel pezzo. Mi piace il tuo stile, pulito ed elegante. E mi hai davvero fatto venire voglia di leggere il libro!

  2. brtee scrive:

    grazie mille giacomo, ricambio i complimenti!!

  3. LadyLindy scrive:

    ora lo metto nella lista dei desideri.

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